mercoledì 23 aprile 2014

Fuori catalogo: la recensione di Silvia Cerri su Rockit

Ecco una recensione scritta da qualcuno che non mi conosce personalmente nè virtualmente, basata esclusivamente sull'ascolto (in bassa qualità) dei brani caricati sulla pagina, senza note di copertina o distrazioni di altro tipo. Devo dire che sono piuttosto contento.
http://www.rockit.it/recensione/24836/riccardololli-fuori-catalogo

Ho provato a catalogare il disco di Riccardo Lolli ma ho rinunciato molto presto all'impresa, dovevo captare al volo che "Fuori Catalogo" fosse un monito oltre che un titolo, notificazione di un certo modo di essere, più che di fare. Lolli sfila comodamente a suo agio indossando un jeans Pop, quella giacca po' Prog anni 70, la maglia Elettronica e il basco Cantautoriale, sperimentando un miscuglio di generi su una passerella lunga 14 tracce.

I pezzi sono svestiti della semplicità più pop(olare) e sin dal principio del disco, con "Dopofestival" - racconto del crollo psicologico di una star dopo il palco e l'ora di celebrità - emergono sonorità non convenzionali, che riecheggiano quella stessa (perduta) dedizione alla sperimentazione dei primi Tiromancino di "Rosa Spinto". "Col caldo" esplodono i fiati e i cori da uh-la-là, perfetti per esorcizzare un poco l'estremo disagio esaltato dalla calura estiva, insopportabile. Riccardo Lolli riesce ad essere ironico e arguto anche nel peggiore dei casi e ce lo dimostra con "Me ne Frega" e "Telefonati da solo", che pur trattando temi triti e ritriti, riescono come le migliori perle di EELST ad aprire un terzo occhio sul mondo, quello più rock demenziale.

Nella plurivocità dell'insieme i testi si distinguono per una loro coerenza, uno stile di scrittura unico e personalissimo che è quello che più mi assiste nell'ascolto non proprio semplice. A metà dell'impresa mi fa lo sgambetto una claustrofobica "Radio Pages II", che innesca suo malgrado un loop di paranoia pura. Sono passati molti ascolti eppure sono ancora spiazzata. Qui dentro c'è tutto: esperienza, professionalità, tecnica, disagio e genuinità, uno sguardo aperto sul mondo, sulle brutture, sui tabù, sui sentimenti mai banali (che un uomo può provare per il suo floppy disk), eppure ci sono dei nodi che non permettono di godere completamente dell'ascolto: sono alcuni brani ("Radio Pages II", "Intervento", "A Taranto"), la scaletta troppo lunga, la chiusura interminabile, annunciata "questa è l'ultima canzone, ve lo giuro", ma protratta per 7 minuti e 44 secondi.

Quella di Riccardo Lolli è una realtà polimorfa, proprio come i suoi gusti e i suoi disgusti e "Fuori Catalogo" non è un album per ogni tipo di palato. Chi ha la voglia di cimentarsi, lo ascolti: ne uscirà nel bene o nel male arricchito e disorientato, una sensazione non comune, per un album che di comune non ha evidentemente niente.

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