domenica 19 gennaio 2014

Ideona

Ieri, verso il termine di una serata meravigliosa a suonare con Eloisa, Bovi, Frattini e Farnedi, in un locale che ha visto riunirsi alcune persone la cui presenza mi rende felice - ed in effetti all'improvviso durante una pausa tra i brani mi sono accorto di avere gli occhi lucidi, fortunatamente non ho singhiozzato sul palco dinanzi a tutti - mi è balenata un'idea, chiacchierando con Lorenzo Gasperoni.
Nessun brevetto, nessun copyright, ve la regalo, alè.

C'è crisi delle vocazioni, i parroci trafelati devono correre da una frazione all'altra per dire messe scaglionate dovendo gestire 7/8 parrocchie, altri cominciano a impartire benedizioni pasquali il 10 gennaio (d'altronde ho la percezione che anche Sanremo ogni volta cominci sempre prima, tra qualche tempo si doppierà e scalerà di un anno); mi sembra il momento merceologico giusto per un Sense & Spray dotato di batteria CR2032 e timer, contenente una fialetta pressurizzata di acqua benedetta. Grazie ad una corretta impostazione del timer, verrà rilasciata ogni anno una benedizione spray in totale automatismo. Adatto per la casa e per l'ufficio. Disponibili ricariche all'aroma di olivo. Aut. min. conc.


giovedì 16 gennaio 2014

Spiegone



Tra poco uscirà il mio cd Fuori Catalogo, ho inviato il master per la stampa.

Queste sono delle note di copertina che ho tranquillamente omesso dal booklet, che è già molto bello così.

Nei vangeli vandalici apocrifi si narra che i Rolling Stonez, dopo il festival di Sanremo del 1970 (vinto da Celentano/Mori col brano Chi Non L’avora Non Fa Lamore), si rinchiusero in una camera con una fotocamera.
In realtà non erano a Sanremo: erano per i fatti loro da qualche parte all’estero, proprio dopo la chiusura della diretta RAI. Da qui nasce tuttavia la tradizione del Dopofestival con annessi e connessi drogoeroticodevastanti nonché l’ascolto del brano L’Amore E’ Una Colomba eseguito da Gianni Nazzaro e classificatosi undicesimo.
La band era in possesso di donne estremamente disponibili finanche a sventolare ventagli su di essi, e ad accompagnarli alla Sagra del Prugnolo di Firenzuola dove a fine pasto si può gustare un eccellente Monte Bianco, detto anche Montblanc, per soli due euri.
Nel contratto era prevista la fornitura in camerino di panini al lampredotto ed alla finocchiona, essendo Firenzuola in Toscana, nonché free wifi per rilassarsi con immagini di dubbio gusto e lungometraggi hollywoodiani doppiati in livornese.
L’importante è dichiarare il falso sul modello doganale da allegare alle spedizioni, sia come tipologia merceologica che come valore: basta che non contengano antrace ed i sensi di colpa svaniscono come per magia.

Ma in questa stagione la storiografia e l’aneddotica rock mi interessano relativamente: sono oppresso dalle alte temperature e dal ciclismo amatoriale, per questo salgo sul 29 al capolinea di Via Roncrio, dove dentro c’è un freddo becco perché è un bus piccolino e l’aria condizionata è a palla. Mi trasporta da un luogo che non si direbbe neanche Bologna fino in piena Piazza Maggiore, e soprattutto mi trasporta in un universo parallelo dove osservo, tocco, annuso, gusto, odo, odio, amo e divento istantaneamente antagonista e psicopatico, forse anche pericoloso. Vorrei usare instagram ma non ho nessun tipo di telefonofurbo: mi limito a scattare foto di piedi con un cellulare regular a cui non riesco a togliere il suono “clic” facendomi cogliere sul fatto anche dagli anziani che esigono con estrema veemenza il posto una volta riservato agli invalidi civili, di guerra, del lavoro.
Porto sempre con me un braccio artificiale: nessuno lo nota più di tanto essendo il capolinea di fronte a Villalba, ed il tragitto costeggia Villa Baruzziana. Mi è molto utile per difendermi dagli attacchi femminili, siano essi atti a protestare contro fotografie non autorizzate che finalizzati a tentativi di approccio.
Gli autisti sono costretti ad una sportività nella guida poco insita nel loro DNA a causa dei restringimenti di corsia, parcheggi surreali ed incontri prepotenti con SUV multimarca. Sì, è una zona peculiare sotto molti punti di vista. Così può facilmente accadere che la donna reduce dal discount sbagli clamorosamente la presa del corrimano perdendo la coordinazione degli arti (d’altronde non tutti sono batteristi) e lasci cadere la sportina contenente tante buone cose tra cui un vasetto di cipolle sottaceto, la cui caratteristica più evidente è l’essere in vitrum. Finalmente nel 2013 abbiamo potuto essere testimoni della massiccia venuta nei supermarkets dei peperoni verdi da antipasto che aspettavamo da anni pur non sapendolo; è quindi auspicabile una piccola variazione negli aromi da rottura di involucro.

Faccio una foto ai piedi, guardo il telefono cellulare e rimpiango la gioventù. Soltanto nel 1996 osservavo tra l’incredulo ed il disapprovante certi uomini dall’aspetto lucido a cui squillava il cellulare in certi sacrari come ad esempio i negozi di dischi. Guardavo incredulo l’amico commesso, e lui mi guardava disapprovante. Soltanto nel 1996 c’erano i negozi di dischi. Oppure in un angolo di strada un tizio dall’aspetto lucido gridava al telefono “ma dove sei? Allora gira a destra, sì, sì, no a destra, sì, sì, ancora un po’ avanti, attraversa, eccoti” poi riattaccava, stringeva la mano all’altro lucido e via verso nuovi progetti immobiliari.
Fortunatamente il tempo a volte è giustiziere e si sono dismessi gli spot delle compagnie telefoniche utilizzanti inutili figoni del trentadue. Non che gli attuali spot siano più intelligenti, comunque.
Dall’aspetto lucido siamo giunti all’aspetto ludico, lo dico. E poi vi va di culo.

Ma tanto non esco mai, navigatore no, resto in camera al buio, scrivo sui miei libri, sottolineo le riviste, bevo dei gran spritz comprati al discount, lavastoviglie sì, mi nutro di patatine, grasso animale, e soprattutto da vero antiesteta mi guardo sul pc i film ripresi in sala con la videocamera, anche se sono di cinque anni fa. Ogni tanto si alza qualche testa di spettatore che va in toilette, si sentono colpi di tosse e risatine rigorosamente fuori luogo. Bisogna fregarsene no come faccio io, che già sarebbe dura sopportare le risatine fuori luogo dal vivo, figurarsi in differita. Gli africani sotto casa certi film li noleggiano anche, puoi fare una tessera virtuale per 10 euro e ti danno un dvd di prima visione, poi glielo riporti e te ne danno un altro. Nei contenuti extra, l’intervista alla maschera.
Appeso al muro della mia cameretta un oggetto di oggettistica generica in ceramica che recita quanto segue:


La donna a 10 anni è come il treno:
va.

La donna a 22 anni è come il taxi:

va.

La donna a 37 anni è come il bus:

va.

La donna a 60 anni va:

è come la bici.

La luce è come il buio:

quando è buio non si vede.

La donna è come l'uomo:

anch'essa ha le gambe.


Ho la consapevolezza costante di trovarmi su un pianeta, un pianeta dico eh, non un muretto o un tappeto o una piazzetta in vibrobloc. Un pianeta che ruota, nel vuoto, e che se si fermasse di colpo andrei affanculo per inerzia. Il nord me lo indicava solo una vecchia bussola che non ha mai funzionato bene neanche quando era nuova, e una volta che ero ai margini di un bosco mi ero perso e per fortuna è passata mia zia in macchina e mi ha dato un passaggio.

I pupazzini di guerre stellari li ho prestati ad un amico nel 1978 e me li ha rotti quasi tutti: è rimasta solo Leila che francamente a livello gioco non conta, per questo è rimasta.
Ma improvvisamente apro un cassetto e tutto il resto diventa sfuocato: nasce una passione travolgente in atmosfera protettiva per questo supporto desueto, fragile e caduco. Ho trovato un floppy.
Ora che ci penso avevo anche i floppy più vecchi, quelli da 5,25”. Ne ritrovo una scatola da dieci e vado in garage: c’è ancora l’M240, attacco tutto e funziona, mi viene da scrivere dir/p, così, in automatico, l’M240 obbedisce e mi mostra cosa c’è in C: fermando la schermata ad ogni pagina così posso leggere per bene. Non ha neanche il mouse, mi sento monco eppure funziona. Ma, nonostante tutto, infilare un mp3 di 30 secondi compresso a 56k dentro il floppy da 5,25” mi risulta impossibile. Lo riempirò solamente con tutto il mio amore. Anzi 700 kb del mio amore in quello da 5,25” e 1400 kb in quello da 3,5” doppia densità, zippati.

Non esco mai, anzi quasi mai. Quando esco è per qualcosa di estremamente importante, come un concerto del mio pianista preferito che viene apposta da Roma ad esibirsi in un fienile ristrutturato nel mezzo dell’Appennino, a due passi da casa. Soccia. Son quelle cose come i Van Der Graaf che si riuniscono nel 2005, non avrei mai pensato di riuscire a vedere dal vivo una roba così.
Ma prima del concerto c’è il cappello introduttivo dell’assessore, che nel suo intervento tiene molto a ringraziare chi di dovere nell’ambito della valorizzazione delle risorse del territorio e quant’altro, e dopo 15 minuti di intervento i bimbi scalpitano, i neonati gridano, gli esteti realizzano che l’arredo del fienile non è di loro gradimento e cominciano a bestemmiare, alcuni son già usciti a fumare, una signora fa alzare tutta la fila perché le scappa già la pipì, un’altra fila è scomodata da un giovane capellone barbuto con cane a cui il raffinato serioso e cortese staff rivolge comunque ampi segni di ossequio mentre esce, io ho già mal di schiena, le bestemmie degli esteti fanno uscire alcuni chiesaiuoli, la signora fa uscire alcuni segaiuoli, non si distinguono più i passeggini parcheggiati a fondo sala, i vicini di posto parlano male di Tarantino, squillano sette telefoni contemporaneamente e fanno cuocere un uovo alla coque, il pianista intanto va un attimo in bagno, un quadro è attaccato storto, è caldo ed ho un calo glicemico ma per fortuna ho una banana nella giacca, dice scusi le sta cascando la banana, ah grazie rispondo poi la mangio ma non so dove buttare la buccia, poi ci caccio dietro due cioccolatini regalati col caffè al bar nei giorni precedenti, mi viene subito un bruciore di stomaco che ci vorrebbe San Giorgio con la lancia, alcuni quadri sembrano di macchiaiuoli, ho sete, il pianista comincia ma io devo uscire un attimo che ho la buccia in mano e mi manca l’aria, quando torno mi han fregato il posto, ascolto due brani in piedi poi torno a casa, tanto non esco mai.

Chiedere cortesie alla propria mama è sempre faticoso, ma dopo anni di studi nei migliori campus infangati credo proprio di meritarmi un ingresso gratuito ad un centro termale. Tra l’altro le chiedo se ha un’idea su che fine possa avere fatto la mia amica Bassi che non vedo dal 1983, alla quale dedicai un editoriale nello speciale natalizio della mia fanzine scolastica. Il titolo era “La Bassi è un uomo”. Mi risponde che è tornato a Taranto, oppure a Toronto, ed ha aperto una mescita di chinotto. Mi viene subito intenso desiderio di check-in, che a Toronto non ci sono mai stato, ma mi distrae una lite tra due disadattati seduti al bar di fronte. Uno parteggia per la chiesa cattolica, l’altro per i testimoni di Geova. Il secondo ha la meglio grazie a qualche bicchiere di vino in meno, che altrimenti influirebbe negativamente sul circolo di psicofarmaci, e soprattutto ad una preparazione teologica specifica ove si sostiene che Geova è uno, è uno solo, ha dato il nome a me, a te, a lui, no a lui no, veniva già pregato da millenni, voi state predicando la falsità.
Non passo mai inosservato agli occhi dei rompicoglioni benché ipovedenti: mi raggiunge e mi chiede di tradurgli in inglese una lettera indirizzata alla Nestlè ove sostiene di essere detentore del brevetto sul Nesquik, ed un’altra a Stephen Hillenburg ove sostiene di aver disegnato per primo Spongebob già nel 1979. Obbedisco malvolentieri, ricopio anche Spongebob e mi viene abbastanza bene, mentre si riaccende vivace il dibattito tra il teoreta del modernismo milanese già diffuso tra gli altri da Alfred Loisy, ed il seguace di C. T. Russell con le sue citazioni masoretiche.
Si accapigliano fino all’arrivo dei Carabinieri. Nel frattempo un terzo sconosciuto si è accasciato in coma etilico su una seggiola, e non appena giunti gli uomini dell’Arma si vomita addosso, continuando tuttavia a dormire. I graduati sanzionano il bar nell’impossibilità giuridica di punire l’etilico, e trascinano in caserma i due teologi per accertamenti. Nell’occasione si approfitta di sporgere denuncia per plagio nei confronti di Burt Bacharach. Il brigadiere viene da Taranto, è uno solo e beve chinotto. Ma io resto sempre basito dalle zaffate di arbre magique gusto vaniglia che escono dagli sportelli aperti delle auto in fermata: mi riportano improvvisamente al 1990, anno con i suoi alti e bassi, ma soprattutto alti.
Corro al supermercato lasciando volutamente a casa la tessera fidelizzatrice: devo comprare pollo, chinotto, pesce crudo e fritto unto. Pagherò senz’altro alle nuove casse automatiche self service, così almeno potrò insultarle senza conseguenze penali. Domani poi vengono amici a cena ed ho in mente tutto un menù particolare:

Pesce Gatto del Congo (con la bocca come i Moguru);
Pesce Tigre Golia arrosto con patate Activ Plus;
Due etti di Filetto di Triggeratopo, animale bionico preistorico che ti sodomizza e prende le tue sembianze;
Mozzarella di cincillà;
Berretto di panda (4x4);
Pasta d'uomo;
Cappuccio e pastinaca (il cappuccio è aumentato dal 1° giugno);
Chihuahua ai quattro formaggi;
Bottarga di piranha;
Kebab di lupo crudo con fango piccante, yogurt obsoleto, erba di fascia di rispetto autostradale e bacche di tuja;
Brodo duro;
L'orso Yogurt.

martedì 14 gennaio 2014

As.P.Ro. (Associazione Piccoli Rompicoglioni)

La mia collezione di Piccoli Rompicoglioni.
Quasi ogni giorno transito sulle amene vie appenniniche tra Lagaro e Monghidoro e ritorno, almeno finchè non crollerà mezza montagna a Ripoli e Società Autostrade rilascerà un comunicato stampa: "Ops."




Conscio di non poter paragonarmi con chi percorre quotidianamente la tangenziale di Bologna, subisco tuttavia la mia dose quotidiana di Piccoli Rompicoglioni.
Ciò include di frequente enormi automezzi pubblici Tper, ad ogni orario, sempre semivuoti.

Spesso all'arrivo, dopo aver tallonato per chilometri camion trentennali Euro meno quattro, mi fumo una delle mie.




Sopra: frequente caso di sandwiching, rompicoglioni (sportivo) anche dietro



























Sopra: se si tratta di me, non hanno remore nel rompere i coglioni nemmeno dal civile Regno Unito


lunedì 13 gennaio 2014

Trasfigùrati

Un testo non utilizzato del 26 giugno 2011, for your enjoyment.

Trasfigùrati che l'ignobile

esperienza del sopravvivere,
l'eccedenza del soprammobile
ci impossibilitò a decidere

Il diritto poi di recedere
ma spedire per poi ricevere
un ritorno, una posta celere
sono celebre o sono cenere?

Troppa roba sugli armadiògnoli
ed i mobili un pò giallognoli
dell'ikea hanno rotto i còglioni
trasfigùrati per accoglierla

questa roba che chiamo pròprieta
questa roba che non è sòbrieta
questo amore che è un frutto acerbo
e ci sto vomitando al centro.

Con le scritte sui muri lievita
il valore del nostro immobile
ho poi scritto con l'indelebile
trasfigùrati che è impossibile

Un ciarpame che chiamo sentiment
posacenere rotto, scartalo
un tubetto schiacciato mentadent
non elimina il nostro tartaro.

Me lo son scritto
sul bordo di un post-itto
Poi me lo annoto
sul bordo dello scroto.

venerdì 19 aprile 2013

S'oppa



Volevate un resoconto, lo so. D'altronde se non scrivo qui dove dovrei scrivere, sul muretto di Francone?
Con corredo di foto e video per i più increduli.

Di 11 milioni che stanno a Seoul, non ho visto neanche un coreano con la barba. Anzi ce n'era uno ma forse era cinese. Sembrava Miyagi di Karate Kid. Le donne coreane bramano gli occidentali soprattutto perchè sono molto più belli. Ai nostri occhi i maschi coreani si raggruppano principalmente nelle categorie Jackie Chan, Psy e Takeshi Kitano (lo so che non è coreano). Le donne invece sono dotate di gambe (n° 2 cad.) e quasi nessuna le nasconde nei pantaloni. Anche i capelli sono notevoli, sarà l'alimentazione. Il kimchi però dopo due giorni mi ha rotto un pò le balle. Una signora coreana di mezza età mi intortava in ascensore: ma com'è alto questo palazzo, oh lei è stato al 30 piano, cos'ha visto, eccetera. Prima di uscire dall'ascensore mi ha dato la buonanotte lanciandomi un bacio con la mano. Ma forse era giapponese. Le zdaure indossano un monumentale berretto con visiera. Sulla metro tutti salgono già con lo smartphONE (accrescitivo) in mano e le cuffiette bianche nelle recchie. I più giocano a Angry Birds, ma ci sono donne di una certa età che guardano film o fanno shopping online. C'è un silenzio alieno.






La metro è incredibile: facevo paragoni col Giappone, che peraltro non ho visitato. Dieci linee con ovviamente due direzioni ciascuna, colori che a volte non si distinguono benissimo, tipo verde scuro e marrone; numero di linea, numero di fermata e numero di uscita, con i nomi che anche se traslitterati sono impossibili da ricordare se non prendi la residenza. Ci voleva un accurato planning con carta e penna.



I vagoni della metro, alle 8 di sera, dopo milioni di passeggeri, sono immacolati. Non c'è un angolo di sacchetto di patatine per terra. Così come i bagni dei centri commerciali. Per contro, davanti al COEX (il World Trade Center di Seoul), nel giardinetto destinato al fumare si ritrovano distinti uomini d'affari che tra un tiro e l'altro scatarrano come dei cinghiali e sputano per terra. I più raffinati sputano nel posacenere. Uno, educatissimo, ha atteso che spegnessi la mia sigaretta per sputare. Pensavo come sarebbe stata la stessa scena durante un convegno sui fabbricati rurali all'hotel del Centergross di Bologna.









Mi piace molto la gestualità con cui si consegnano e si ricevono cose. Bisogna farlo con due mani e, se non è possibile per la presenza di borse o altri impedimenti, bisogna accompagnare con l'altra mano il braccio che porge, in una sorta di gesto dell'ombrello. E' considerato molto educato, e ogni tanto ci riesco anch'io facendo innamorare le cassiere (mica vero). 





La popolazione coreana mi fa incazzare parecchio quando per strada, o nei mall, entri in rotta di collisione a piedi e non si scansano. Se non mi scanso io, facciamo un frontale. Ho provato, ed è successo. Anche se in un marciapiede spazioso e deserto incontri uno che cammina da solo, sulla tua rotta, non si scansa. Ma che cazzo. Non ho capito, tra loro qualcuno si dovrà pur scansare: mi sa che sono razzisti nei miei confronti. 

 Oh, comunque la gitarella a Seoul è stata una delle cose più piacevoli della mia esistenza: poter vagare senza appuntamenti nè costrizioni per una città orientale sconosciuta, entrare in un ristorante a caso ed ordinare una cosa a caso in base all'immagine sul menu, che per quanto io sia predisposto alle lingue straniere il coreano mi viene un pò ostico. Tuttavia con la cameriera ci siamo perfettamente capiti, quando mi diceva che non era più l'orario per il Bibimbap Menu: allora ho ordinato un bibimbap senza Menu, uguale identico ma costava 1000 won in più.

Bibimbap


Per tacere dell'albergo Coex Intercontinental. In preda al primo jetlag della mia vita (stupore quando in aereo, sorvolando la Siberia, diventa notte all'improvviso) ho vagato per l'albergo raggiungendo la piscina: all'apertura delle 6 di mattina ho finalmente realizzato il sogno di avere una piscina tutta per me come Bill Murray, che però era a Tokyo ma non mi formalizzo, Seoul per me è il posto più vicino al Giappone senza andare in Giappone. Grave mancanza quella dei cd mini-vinile, mi aspettavo qualcosina considerando che anni fa su ebay avevo trovato Linda Perhacs proprio in un'edizione coreana. Enorme delusione la gita nel quartiere tecnologico: una cosa folle grande come il centro di Bologna, con negozi esclusivamente elettronici e fotografici lungo le vie, e centri commerciali elettronici di 6 piani; ma ad esempio i pc portatili costano più che in Italia, e i venditori che ti aggrediscono come al Sana di Bologna fanno decisamente incazzare.













Non vi ho detto perchè ero a Seoul, ritenendolo sottinteso: ho accompagnato Stefano W Pasquini invitato ad esporre opere proprie e della galleria Studio Cloud 4 in una camera del 9° piano del Coex Intercontinental, trasformato in fiera dell'arte.
Ogni sera dovevamo riporre le opere per poter dormire e fare la doccia (anche il bagno era utilizzato a mò di galleria), poi l'indomani spazio aperto ai visitatori. 
















Ho avuto modo di incontrare Marco, un altro monghidoregno, che per studio e lavoro risiede a Seoul diversi mesi: mi ha fatto da efficacissima guida durante una giornata turistica gelida ma eccellente. Siamo anche andati a mangiare il bulgogi. Alla chiusura delle giornate espositive ho avuto modo di conoscere Nicola, gallerista maltese di Hong Kong, nonchè gli artisti Bodo Korsig, Kim Changkyum, Hans Bouman: siamo finiti in una bettola aperta 24 ore su 24, dove come prima cosa è meglio infilare la propria giacca in un saccone da nascondere a terra sotto il tavolo, se ci si riesce, per evitare che si impregni di qualunque fumento. In mezzo al tavolo c'è il barbecue dove ci si cucina autonomamente la carne ordinata, si condivide, si fumano mille sigarette (This Plus) e si fa un gran casino.










Sotto il Coex c'è il Coex Mall, che è il centro commerciale più grande dell'ASIA, pugnatt, io abituato al negozino di Montefredente. Vi si poteva accedere direttamente dall'albergo. Non è che ci si perde: però, per ritrovare un negozio che avevi visto passando, può volerci anche qualche ora.



Un notevole plusvalore per noi cretini risiede nel fatto che il Coex si trova nel quartiere Gangnam (Gang = fiume, Nam = sud, quindi a sud del fiume), magistralmente reso noto in tutti i più remoti angoli planetari dal brano e relativo video di Psy. Ci eravamo ripromessi di girarne una nostra versione, ma perchè lavorare tra mille difficoltà in una città ignota quando si può cazzeggiare con grande scioltezza?






Alla fine della fiera - letteralmente - le ultime due notti sono trascorse un pò faticosamente in una guesthouse che neanche il taxista riusciva a trovare.












Il dannato Tatami. In evidenza la porta di carta che lasciava entrare i 3 gradi esterni nonchè i rumori notturni dei coinquilini


La vecchia signora che ci ha accolto in mancanza della proprietaria ha capito che ci serviva l'indirizzo scritto della location per poterci ritornare (poichè il taxista si era tenuto il bigliettino) solo quando con sommo orgoglio ho utilizzato Google Translate nel mio iPod touch grazie ad un wifi debole ma provvidenziale. Ci ha scritto l'indirizzo ed è ritornata subito alla sua mansione di rifornire di braci il riscaldamento a pavimento. Al ritorno da un giretto pasquinico abbiamo trovato Nicola in preda al panico: aveva preso fuoco il pavimento della sua stanza. La guesthouse era in un bel quartiere, quello delle gallerie d'arte che ci aveva consigliato anche Jisoo, la collaboratrice di Grace Rim. 





























Romanetti Point a Seoul


Tutto meraviglioso, ma il caffè faceva un pò lercio


Ora, Pasquini è vegetariano, grave handicap in una città dove se magnano anche le larve e le zampe di maiale takeaway: stando alla mia app guida ci sono solamente 7 ristoranti vegetariani in tutta Seoul, dei quali 2 proprio in quel quartiere, ma entrambi chiusi.
Prima del ritorno Pasquini ha comprato dei vagoni di salsa piccante coreana, che poi li ho visti anche al market cinese di Via Ferrarese.
Alle larve ho detto no: l'unico street food che ho assaggiato era una cosa ustionante e molto buona, non saprei come dire, sembrava un uovo sodo e una fetta di pane a cassetta fatti passare dal teletrasporto de La Mosca e fusi insieme.
Ho trovato un pò seccante ma provvidenziale la perdita della coincidenza al ritorno una volta giunti a Heathrow: grazie anche al buono di 10 sterline gentilmente offerto dalla British Airways ho fatto la spesa di sandwich Jamie Oliver per la gioia casalinga di grandi e piccini, inoltre una bevanda gassata alla vaniglia, un Peppa Pig in inglese, l'ultimo numero della rivista ufficiale di Doctor Who, due bocce di salsa HP.

Ed ora un pò di foto a caso













Water elettronico con lavaggio, risciacquo ed asciugatura




Visto così, sembra facile





Bulgogi































Colazione Coex parte 1

Colazione Coex parte 2


Colazione Coex parte 3

Colazione Coex parte 4





















Sconfinata libreria in coreano






Ove si mostra la pulizia del cesso del mall a mezzogiorno



Per fare colazione occorreva la mappa


Ufficio postale coreano


Occhiali di diversa gradazione a disposizione


I pianoforti non costano un cazzo, il problema è il trasporto