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domenica 8 aprile 2012

Cose di casa


Dopo aver pensato con cura al prossimo fotosafari, o al vecchio zoosafari, l'Esperto è in procinto di maneggiare non quel libro sul comodino bensì "Ci Meritiamo Tutto" di Masotti o, in alternativa, il catalogo Eismann estate 2011, supino sul comodo tamarazzo nell'esotica cornice del paese che diede i natali a Paolino del Quadrello.



Mimetizzarsi nella savana non è sempre facile, ma a volte ci si camaleontizza in semplicità con un piccolo aiuto dall'arte e dai decori.



"Vaffanculo te e la tua bicicletta."



In attesa di ectoplasmi da rinchiudere nel baule e caricare sul Frecciarossa come faticoso bagaglio a mano



Emerso dalle onde, la tempesta perfetta non è più che un lontano ricordo, e siamo pronti per un mojito da Savini



Se sarà femmina la chiameremo Moplen




Si vede la festa di Cà dei Marchi, ottima occasione per sognare sugose salsicce autoctone ed al contempo per soddisfarsi della propria presenza altrove.

giovedì 1 marzo 2012

IL SIGNOR V2

Ai sensi della normativa sulla privacy rivelerò solo il mio nome.
I fatti narrati sono realmente accaduti e non romanzati.
A causa del linguaggio e degli argomenti, il post è consigliato ad un pubblico avulso.
L'ho messo più che altro per Farnedi e Riluttanza che sennò si annoiano.

Videonoleggiatore (V1) - Ciao V2.
V2 – Oh ciao V1. Tutto bene, sì? (e posa sul banco del videonolo La Repubblica, giornale noto ai tempi per allegare ogni settimana film in VHS. Lo legge con attenzione, dalla prima all’ultima pagina, in silenzio di fronte a V1, per una quindicina di minuti) Vuoi leggerlo?
V1 – No grazie, quei giornali di merda non li voglio vedere.
V2 – … (sgrana gli occhi, prende il giornale ed esce dal videonolo in silenzio)
Dopo dieci minuti, suona il telefono.
V1 – Pronto?
V2 – Ah, sono V2. Volevo dirti che non puoi permetterti di dare certi giudizi sui giornali che leggo…
V1 – Ma vaffanculo va. (clic)
---

V2 - Oh Lolli, ciao. Volevo chiederti: sai dove posso comprare delle custodie vuote per cd, che ne ho rotte un paio?
Lolli - Mah guarda, se te ne bastano 2 o 3 ce le ho in ufficio. Se mi accompagni a prendere il caffè poi andiamo a prenderle.
V2 - OK. (si incamminano) Oh guarda, c'è quella grandissima testa di cazzo del figlio di XY. Allora tutto a posto eh. Solite cose. Niente di nuovo. D’altronde cosa vuoi pretendere da un paese come questo? La nebbia totale. Nebbia di inverno e anche d’estate. Le manifestazioni in piazza, con l’assessore che squittisce sul palco. Ah che roba. Poi quell’altro, che organizza le manifestazioni, i mercatini, eh. Guarda, è lì che va al bar, guarda com’è grasso, tra lui e sua moglie chissa quanta merda che fanno quando vanno al cesso. Va bè che adesso forse ho trovato una casa là… Vado un po’ là…
Lolli – Là dove?
V2 – Mah là, là per di là, ora vedo, vado un pò là, perché qua.... Va bè che poi anche là… Comunque insomma là, meglio che qua… Comunque qui siamo arrivati ad un livello veramente insostenibile. I marocchini… I nullafacenti… I tossici… Gli spacciatori… Ma porca puttana… Che gente di merda… Tutto il giorno davanti al bar… Ma vaffanculo… MA VAFFANCULO! VAFFANCULO! CHE VITA DI MERDA! CHE PAESE DI MERDA! VAFFANCULO! NON LE VOGLIO NEANCHE LE TUE CUSTODIE, TANTO ROMPO ANCHE QUELLE! CIAO!
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V2 – Oh ciao Lolli. Solite cose eh, tutto a posto, in questo bel paese di merda.
Lolli – Ehm ciao (pensa a come fuggire)
V2 – Vai a lavorare eh? Vengo un attimo con te, che dopo devo andare là, che forse ho trovato una casa e vado a stare un po’ là, va bè che poi anche là…
Lolli – (lampo di genio) Hai poi trovato quel lavoro che mi avevi detto che cercavi?
V2 – Beh ciao.

martedì 28 febbraio 2012

LEZIONE DI GEOGRAFIA: Gli Indiani (Novembre 1982)

Gli indiani non stanno in India, come sono soliti spiegare i professori, bensì la loro reale sede è il Pakistan. Gli indiani di oggi discendono da John Wayne, che morì nel Pliocene perché gli era rimasto in gola un osso di dinosauro. Ci furono tre razze principali con a capo tre famosi capostipiti: Toro Seduto, Aquila Forte e Sole Piatti. Ci furono molte guerre tra loro: due secoli dopo, a forza di frecce, si ammazzarono tutti. Rimase solamente Giusto Pio. Piano piano si riformarono altre razze e cominciò l’avanzata del progresso: Jacopo Ortis inventò le poste e Dino Zoff i francobolli. Purtroppo non esistevano ancora le scuole: i piccoli indiani passavano il tempo leggendo Rio Bravo e cantando sotto la pioggia. Un bel giorno venne inventato il disco, e tutti si diedero da fare per partecipare a Canzonissima. Fu inventato anche l’ippodromo da un uomo chiamato cavallo e di conseguenza il Totip da Frate Indovino. Così via fino ai giorni nostri, in cui gli indiani sono quasi scomparsi ma se ne possono trovare tanti a Bologna.

Collage art 1983

venerdì 23 dicembre 2011

Fragole e unghie

Una decina d'anni fa, una mattina alle 8, aspettando l'apertura del catasto sotto il portico di Piazza Malpighi, uno improvvisamente si ferma e mi dice "Ascolta, io ho fatto degli studi approssimativi e sono giunto alla conclusione che il lotto è una truffa."
Fino alle 8:30 mi ha raccontato di calcoli di probabilità, sistemi da giocare su diverse ruote, bambini che riescono a riconoscere le palline più calde da estrarre.

Quelle cose lì son belle dopo, che le posso scrivere, ma lì per lì gli avrei tagliato la gola con le unghie.
A proposito, sempre sotto quel portico, un altro giorno c'era uno che non solo si è tagliato le unghie col clipper, ma se le è anche limate contro una colonna.

mercoledì 30 novembre 2011

mercoledì 31 agosto 2011

Memento

Questo è il riassunto dell'estate 2011, ovvero l'unico momento da ricordare. Appuntamento al 2012

mercoledì 20 luglio 2011

Cerco l'estate tutto l'anno, e all'improvviso


Che poi è solo colpa mia. Con due figli di 7 e 3 anni non è che puoi andare al concerto di Roger Waters e, pur con tutta la buona volontà da ambo le parti, è un certo impegno soprattutto economico mangiare a Monzuno il giorno degli Chef al Massimo.
Per questo, d’estate ci toccano le sagre. Bisogna dirlo alla selvaggia: saaAHgra.

Potrebbe andare peggio: potrebbero farle anche d’inverno.

Cominciamo subito dalla migliore: a Rasora, che voi non sapete neanche dov’è, si mangia veramente da dio e con un’organizzazione millimetrica. Però quando è il momento della musica arriva il Duo di Cuori, ed è la morte civile.

Gianassi deve costruirmi una libreria più grande perché sto conservando i libri delle sagre. Ogni comune e frazione dà alle stampe un libro. Quello di Montorio in festa 2010, ad esempio, consta di 56 pagine. Ovviamente, programma religioso (Santa Messa, Vespri ecc.) e programma folkloristico (gara di briscola, Giorgio Suppini, Claudio Di Romagna). Poi corpose quantità di sponsors, che sono più o meno sempre quelli che gira e rigira sponsorizzano tutti i libri della zona. Francamente non capisco l’utilità promozionale. In questo caso però abbiamo anche l’elenco dei premi della lotteria (dall’aspirapolvere doppio ciclonico all’asse da stiro) più molte foto del recente passato (Carnevale, la festa piovosa dell’anno prima), foto di angoli nascosti, arcobaleni, una ruspa che sistema una frana.

Foto d’epoca anni ’60 e ’70 invece per Baigno, Lagaro, Pian Di Setta, Rioveggio, Castiglione dei Pepoli, Riola.

Ripoli è molto focalizzata sull’aspetto religioso: si entra nel dettaglio di processioni, lodi e rosari on the road in specifiche locations, messe e fiaccolate.

Il libro di Monzuno si può tenere in bagno e ci accompagnerà per tutta l’estate, fitto com’è di sponsors e anche di manifestazioni.

Poi ci sono i poveretti: Pian del Voglio, Montefredente, Madonna dei Fornelli e San Benedetto Val Di Sambro ci offrono piccoli pieghevoli con pochi sponsors. Più che per griccisia dei commercianti, credo sia per la tremenda attività dei CERCANTI, che vengono a casa tua a cercare soldi per la saahgra, partecipando alla quale poi dovrai spendere altri soldi per bere, mangiare (spesso non benissimo), giocare alla pesca e quant’altro occorrer possa.

Stanco e Creda producono in formato A4 pieni di colori ma con sole due pagine.
Monghidoro è su depliant prettamente estivo, nonché libretto che va da gennaio a dicembre, così da paventare la festa del maiale con mesi di anticipo.

I libri sono anche simpatici: ma alle saahgre bisogna poi anche andarci. I fuochi d’artificio sul lago di Castel dell’Alpi sono i più leggendari, benché uguali ogni anno da tempo immemore. Ci porto Giulio, e ricordo di aver fatto meno fatica al concerto degli U2 di Reggio Emilia.

Mi arriva giustappunto or ora tra le mani il programma della saahgra di Ripoli 2011: innovativo. Si tratta di un libretto con un foro sul bordo destro: è un calendario, da appendere come quello di Frate Indovino e da usare per tutto il 2012. Per ogni mese, oltre ai soliti sponsor, ed in mancanza di quelli che nel frattempo sono falliti, c'è l'incredibile elenco dei compleanni della popolazione. Una quarantina di persone al mese: giorno, cognome e nome. C'è anche Annamaria Franzoni, e questo potrebbe rendere vero oggetto di culto nazionale il fascicolo. Aspettate che lo porti in qualche televisione.

…continua… (forse)

martedì 28 giugno 2011

Delicatessen

Se uccido qualcuno dopo mangiato ho un pò di sonnolenza.
Se uccido qualcuno dopo che ha mangiato è molto meglio, piuttosto che se fosse a digiuno. Lui/lei si trova senz'altro meglio.
Però quando lo squarto mi squizzano fuori un sacco di schifezze. Se poi ha mangiato al cinese a buffet per 9,90 allora soccmell.

venerdì 24 giugno 2011

Il Gatto

IL GATTO

Vidi per la prima volta il Gatto di Loiano, incredibile a dirsi, a Loiano. Era il 1983 e affrontavo il mondo extracomunale con un certo timore e spaesamento in compagnia dell’amico Jeeg, che mi portava con la sua 127 al Bar Corona, locale di cui conosceva diversi clienti. Ricordo questa saletta fumosa piena di sconosciuti leggermente abbrutiti da alcool e droghe. Mi si parò davanti il Gatto, che col suo migliore sguardo penetrante mi chiese una sigaretta. Gliene diedi una, era un po’ strafugnata e ricurva perché il pacchetto in tasca si era piegato. La esaminò volgendo la curvatura verso il basso e, rivolgendomi un’occhiata truce, disse “Con questo cosa vorresti insinuare? Che ho l’oca morta?”

L’anno dopo fu supporter della band di Revega nella monumentale e celebre serata del 21 agosto: sempre preso dall’incontenibile desiderio di suonare ogni strumento disponibile in ogni occasione, ottenne di sedersi alla batteria per eseguire un sottofondo soft durante gli intermezzi cabarettistici di Paolo Bacci e del Dott. Boldrini. Altre volte si esibiva alla chitarra, con Gigi alla batteria.
Dopo un anno ancora, ero a suonare insieme a lui nei Big Fest. Peccato perché era tutt’altro che un cretino, ma la totale mancanza di studi, disciplina ed equilibrio mentale lo rendeva piuttosto imprevedibile.
Una domenica pomeriggio lo aspettavamo alle prove già da un’oretta; arrivò, e con grande flemma cominciò a spolverare la batteria. La esaminò meglio e decise di smontarla pezzo per pezzo, pelli e bulloni compresi, per lucidarla con una specie di Sidol. Noi guardavamo ed attendevamo senza una parola. La rimontò con cura, prese tra le mani il rullante, lo girò, lo rigirò, lo rigirò ancora, sfondò con un pugno la pelle a contatto con la cordiera, staccò accuratamente ogni residuo di pelle, posò il rullante sul sostegno e disse “Ecco sono pronto”. Nel silenzio agghiacciante, la prima cosa che mi venne da dire fu “Scusa, ma adesso come fai a suonare senza la pelle che fa vibrare la cordiera?” Lui: “Ma che cazzo dici? – TACK TACK – Ah… hai ragione”. Me ne andai sconvolto.

Va bè che anch’io, quella volta che prima delle prove collassai a casa di Gigi, non ero proprio affidabilissimo. Però grazie alla professionale assistenza di Gigi (sdraiato sul letto, gambe in aria, alcool sulle caviglie) tornai come nuovo. Un po’ stanchino però.
Da quella volta imparai a gestire i collassi da pesante droga leggera, me ne capitarono altri tre o quattro. Uno però non riuscii a gestirlo: di sera, uscito dall’auto per orinare, cominciai a vedere l’orizzonte dondolare e mi risvegliai a Castel Dell’Alpi, osteria lo Stragatto, su una sedia e con le gambe sul tavolo. Quando qualcuno stava male non lo portavano mica al pronto soccorso, lo portavano allo Stragatto.

Ma torniamo al Gatto: durante un’altra prova tentavamo di coverizzare In The Court Of The Crimson King, e ho detto tutto. Nel brano, al momento del solista di flauto - che avrei imitato con la tastiera – la batteria si ferma e restano solo basso e flauto. Il Gatto invece partì con un roboante solo di batteria, e alle nostre rimostranze rispose “Ragazzi, le canzoni degli altri sono come dei quadri. Stanno appesi lì, li guardi, sono belli, ma non puoi aggiungerci nulla”.
Insomma cominciò il mio primo allontanamento dai Big Fest. Volendoci tornare, dovetti suonare io la batteria. Il secondo allontanamento fu poi nel 1998, stranito dal cambio di residenza, ed il terzo che sta perdurando tuttora a causa dei figli. No, lo dico, che delle volte pensiate che io sia sereno.

A proposito di quadri, il bar di Sabbioni esponeva una permanente delle sue opere. Un giorno mi scappò di girare un suo quadro, volevo vedere il retro. C’era scritto: lire 5000 trattabili.
Famoso il suo haiku pronunciato mentre piallava le ringhiere in legno del Bar Del Corso. Qualcuno gli fece notare che stava piallando nel senso sbagliato, e lui gli rispose: “Ascolta… vendi la lavatrice e compra un phon”.
Un altro aforisma lo espresse reggendosi alle maniglie della corriera da Loiano a Monghidoro: “Un giorno qui resteranno solo le maniglie…” e, guardando l’obliteratrice “…e la buchetta delle lettere”.
Un pomeriggio andavo a Bologna con L, io e lui soli nel suo Ducato 9 posti, per incontrare un suo conoscente che ci avrebbe rifornito di qualcosa. Ci fermammo al semaforo rosso, a Loiano: il portellone laterale si aprì all’improvviso e il Gatto si fiondò dentro con naturalezza. “Dove andiamo?”
Una sera era in pizzeria Windy a fare delle canne con l’origano. Poi mi chiese in prestito 5000 lire: quando gliele diedi, estrasse un foglietto con un lungo elenco di debiti e vi aggiunse il mio. Poi si studiò un pò il foglietto, e chiese a Sabrina che era seduta vicino: “Sabrina… secondo te un uomo può valere dei soldi?” Lei rispose di no, ed il Gatto accartocciò l’elenco e lo gettò.
Un’altra volta ero al bancone del bar con R, e mi chiese 200 lire. Dopo averle ottenute, disse: “Grazie. Cosa bevete ragazzi?”

Feci l’incomprensibile ed insano gesto di prestargli la mia Vespa. Prima di partire verso Loiano mi assicurò: “Tu mi conosci, sai dove abito. Se domani a mezzogiorno la Vespa non è parcheggiata sotto casa tua, chiama pure i Carabinieri”. Il giorno dopo ovviamente non c’era, e verso le sei di pomeriggio riuscii a rintracciarlo al telefono:
- Lolli, scusa sai, ma sono rimasto a piedi, la Vespa non va.
- Come non va? L’ho presa fuori da Simoncelli l’altra settimana…
- Non va… ho anche cambiato due volte le candele, ma non va.
- Ma hai fatto miscela?
- Sì ho fatto il pieno… anzi forse è stato quello, gli ho messo solo la benzina, senza l’olio…
- Allora per favore mettici un po’ d’olio e vieni qua.
Quando arrivò si fece dare diecimila lire per le candele.
La sera in cui c’era la prima TV del film The Wall su Italia Uno alle 23, suonò il campanello verso le 20. Aprii, ed il Gatto entrò. Incurante dei miei genitori si sedette sulla poltrona abituale di mio padre, e l’unica cosa che disse fu:
- Quando comincia The Wall?
- Alle undici.
- Ah allora andiamo ad ascoltare un po’ di musica.
Non ricordo come me ne liberai.

Una notte verso le tre si attaccò al campanello di casa. All’epoca, quando dormivo, DORMIVO e non me ne accorsi. Mio padre si affacciò, e il Gatto gli disse “Sono il batterista di Riccardo, mi servirebbe la Vespa che devo andare a Firenze”
Un'altra sera lo pedinai fino a casa mia, e lo osservai tentare di scassinare il garage per prendere la mia Vespa. Si era proprio affezionato.

Una delle ultime volte che ne sentii parlare da vivo fu un pomeriggio in cui arrivai alla sala prove di Loiano, solitamente chiusa con serratura di sicurezza. Trovai il portone semiaperto, tenuto socchiuso da una serie di fili elettrici arrotolati alle maniglie, ed un pezzettino di portone grattugiato via in basso. Dentro non c’era nessuno, non era stato rubato nulla; solo la misteriosa presenza di una saponetta posata su uno scaffale. Chiamai Mario, che a seguito di breve indagine ricostruì l’accaduto: la sera precedente il Gatto si era fatto aprire da suo fratello Ruggero per poter suonare da solo la batteria. Un cane lupo randagio l’aveva seguito. Alcuni ragazzi del bar li avevano visti entrare, e chiusero dentro cane e Gatto legando fili elettrici stretti alle maniglie. Il cane, terrorizzato dalla batteria, raspò e addentò il legno per ore fino ad aprirsi un varco per fuggire. Il Gatto, accortosi dello scherzo dopo ore di rullate, essendo magrissimo riuscì a passare dalla fessura ottenuta facendo un po’ di forza sulle ante. Nulla sappiamo riguardo la comparsa della saponetta.

giovedì 23 giugno 2011

voyager

Adesso dopo io poi forse ci sono anche tante cose che non capisco. Anche di Monghidoro, pur frequentandolo dal 1968. Certo che è colpa mia, su certe cose sono rimasto un pò indietro.
A volte ci penso e ci ripenso, e qualche mese dopo rispetto agli altri ci arrivo.
Ma questa qui, sono già almeno 6/7 anni che ci penso.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Ci passo a piedi quasi tutti i giorni, due volte al giorno, prima e dopo pranzo. Come vedete siamo di fronte ad un bivio, non astrattamente ma è proprio un bivio. O vai a sinistra, o dritto.
Qui è il punto preciso:


Già fatico a comprendere il proseguimento del marciapiede in mezzo alla strada, sebbene ribassato, cioè non c'è più il caratteristico gradino a delimitarlo. Di solito non si disegnano delle strisce pedonali?
Ma il cartello stradale di obbligo direzione, quello poggiato sui masagni gialloneri, mi fa veramente eiaculare. Prova te ad infrangere la segnaletica ed andare a destra se sei capace. Una quindicina di anni fa ci aveva provato un signore ubriaco in bici, schiantandosi contro un lampione.

San Benedetto (poveri bimbi di)

Ogni tanto lievi attacchi di panico mi ricordano che ho vissuto in posti del cazzo. E' ora di dirlo: il comune di San Benedetto Val Di Sambro è una bella merda. Sì va bè la splendida cornice, ma c'è di molto meglio a poca distanza. Io poi che praticamente sono e resto di Monghidoro ho scolpite nella mente, nel cuore e nei maroni alcune località ed alcuni scorci della natia terra. Che poi sono nato a Bologna in Viale Dante.
Per farla breve, SBVS è lontano da tutto, esente da molto, e pieno di gente felice, come diceva Demetrio.

Ho finalmente smesso di finanziare Sky: per restituire un cazzo di ricevitore satellitare che non serve più a nessuno e andrà a finire in discarica sono dovuto andare in negozio da Canova cinque volte, e ancora la pratica è sospesa perchè ha perso il codice cliente, e in rete non risulta più, e lascia pur dire.

Lo scorso inverno tornando a Qualto col giro lungo (sapete, la frana che da dicembre 2009 sta ancora lì) mi fermo alla Crai, cantando no woman no crai, per comprare quattro scatole di sale grosso da buttare sulla stradina privata per evitare che ci fracassiamo le ossa in quattro. Il cortese gestore mi chiede della frana, stupito che sia ancora lì. Ah vedo che qua nel centro del sistema siete informati e vi interessa il destino dei poveri stronzi del forese. Però, aggiunge, stanno facendo dei gran lavori, un pò di disagio ma dopo avrete una strada bella larga che andrete di lusso. Altro?
Un pò di disagio un cazzo, brutta testa di cazzo te e forza italia e le grandi opere, in un anno ho fatto 6500 km in più solo per andare a lavorare.

Ah poi bella la serata estiva con i fichi d'india, cabaret di grande richiamo, piazza stipata all'inverosimile, i vips sulle sedie in posizione più elevata, e gli altri a pestarsi e a ridere per le cazzate. Giulio poverino voleva rendersi conto del perchè di tanto successo e vederli qualche minuto, ma siamo stati travolti dal popolo e cacciati dalla signorina del management per aver osato oltrepassare una transenna. Ma vaffanculo te, i fichi d'india e i cercanti.

Va anche detto che Giulio ha frequentato due scuole materne del Comune (è stato costretto a cambiare in quanto il servizio di trasporto ha cessato il servizio, causa frana, come fosse colpa nostra), di cui posso parlare solo in termini più che positivi. Del resto non so.

martedì 21 giugno 2011

Il tempo passa, i passatempi

Chi ha voglia di litigare su FB, per non parlare poi dei giochini del cazzo e le domande su di me, non ha la cucina devastata da un vecchio mobile pieno di tarli che ho dovuto svuotare al volo e sostituire con uno di ikea da montare, in mezzo ai cinni che sbriciolano il polistirolo dell'imballo per tutta la casa, già occupata dal contenuto del vecchio mobile e disseminata di giochi pennarelli didò fogli A/4 con disegnate le faccine pop di Francesco, che poi vi farò vedere, e ai gatti di mia suocera che scagagliano in giro. A ognuno i passatempi che si merita.
Perchè eliminare un mobile pieno di tarli? Beh con una casa prefabbricata in legno, c'è di meglio.

Grosso guaio a Chinatown

Le registrazioni della mia trasmissione Studio Tan sono terminate martedì scorso. Oggi, con la scusa di voler partecipare a Non è un paese per umarells 3.0 (non c'è più posto per me, troppa gente in studio) sono tornato a quel ristorante pseudo cinese in via Ferrarese; l'altra volta avevo detto che non ci sarei tornato.
E' stata confermata l'esperienza onirica. Non so di preciso, ma è come un sogno in cui posso prendere tutto quello che voglio, virus compresi, per € 9,90. Stavolta ho avuto proprio la nettissima sensazione del sogno.
Già fuori, in via Ferrarese, trovo subito il parcheggio, e sono tutti cinesi. Dentro, tantissimi cinesi e molti italiani porci che mangiano a quattro palmenti, come me, servendosi con le stesse forchettone che poi appoggiano sul cibo, tenuto bene al caldino in modo che i batteri si sentano maggiormente a loro agio.
Dentro i grandi vassoi metallizzati c'è tutto. Noodles di vari colori e con varie verdure, gamberi, pollo al curry, manzo e peperoni, bambù e peperoni, roba strana e peperoni, tofu che gonfia all'istante, radicchio cotto, rigatoni, lasagne, strane pizze al prosciutto finto, frittura di calamari, una roba rosso scura con poca ciccia e molto osso che ha un sapore mai sentito, probabilmente è gatto. Salse a parte, tutti tocciano il cucchiaino. Poi le cozze cotte, pericolosissime e le più ambite. Cozze crude, spiedini di gamberi crudi ed altre cruditè vanno portati al tizio che li cuoce lì per lì. Un altro tizio è addetto al servizio dei ravioli al vapore. La volta scorsa, una zuppa inglese indecente sembrava pongo. Oggi invece un créme caramel dentro la tazzina da caffè mi ha spinto a mangiarne due. Poi cocomero e gelati.
Anche il rullo trasportatore col sushi è abbastanza frequentato, ma la varietà è un pò monotona.
Non ho mai fatto sogni del genere, al massimo ho sognato di essere da Nannucci a riempirmi le braccia di vinile come facevo 25 anni fa, ma giuro che la sensazione era di stare sognando. Perchè poi? Come penso si sia capito, la smanazzeria collettiva nelle stesse posate - e non solo - mi faceva parecchio schifo, ed infatti mi sono limitato, avrei potuto mangiare il triplo.
Va bè ci tornerò, poi vi farò sapere quando passerò dal letto al cesso con 38 di febbre, e il water mi sembrerà freddo come l'Antartide.
Cos'ò?

sabato 11 giugno 2011

Cos'ò?

Le cene abbondanti hanno i loro effetti.

Stanotte ho sognato che aspettavo fosse pronto il pranzo, nella mia cucina. In soggiorno c'erano Franco e Ciccio. Giulio mi ha chiesto "Ma chi sono quelli?" Ho risposto "Due attori, sono molto bravi, ma sono morti". Nel frattempo ero seduto in braccio a Michelle Hunziker, che però non mi considerava molto. Ha espresso un giudizio positivo sul fatto che tenessi la tv spenta. Io pensavo "Stasera le chiedo l'amicizia su facebook". Quando ha cominciato a farmi un massaggio alle dita dei piedi, mi sono svegliato.

Più tardi sono passato alla piazza di Monghidoro, dove dei ceffi lanciavano in aria bicchierate di urina. Uno mi ha centrato in pieno, ed io incazzato nero ho cominciato ad inseguirlo. L'ho catturato, ma era Dino Dini e gli ho detto "Non ti massacro proprio perchè sei tu". Un suo amico: "Ma cosa vuoi che siano due gocce di piscia" Io ho cominciato a snocciolare un elenco dei miei problemi, aggiungendo che dopo tutto questo ci mancava anche la piscia addosso.
Giunto arrancando nel vecchio ufficio di mio padre in Piazzetta S. Leonardo, per potermi lavare, trovo i pavimenti sconnessi e le tubature che gettano acqua in giro. Un water enorme è stracolmo d'acqua, e le pareti interne ricoperte di merda, tipo qualcuno che non l'aveva pulito ma all'ennesima potenza. Sarà stato il muratore.
Arriva Giulio e si mette a lavarsi le mani dentro a questo water. Io comincio a piangere urlando finchè non mi sveglio.
Cos'ò?

mercoledì 8 giugno 2011

Buon pro

Generalmente sono pieno di rimpianti, oltre che di sovrastrutture, e le sovrastrutture pure, quindi sono pieno di sovrasovrastrutture e di rimpianti pure.
Ma qualcosa di buono l'ho fatto anche nell'oscuro passato. Tipo quando ce l'avevo con la pro loco di Monghidoro nel 1985, e giravo in vespa con attaccato un gran cartello "PRO LORO"

venerdì 3 giugno 2011

2010 - Il ballo salterino

Dopo aver passato la revisione di Angela per eliminare tutto ciò che potesse dare adito a querele, ho appena inviato ciò che segue al Sindaco di SBVS.
Qui tra noi su facebook aggiungo solo la seguente enunciazione: "ti venisse il ballo salterino in una stanza bassa"

Al Sig. Sindaco del Comune di San Benedetto Val Di Sambro

Mi chiamo Riccardo Lolli, sono residente a Qualto dal 1998 con mia moglie e due figli di 6 e 2 anni.
I fatti, incontrovertibili: in dicembre 2009 è franata la strada nel tratto Qualto / Fornelli, non per cause naturali ma per l’abbandono dei lavori di Società Autostrade, incuria e incompetenza nei controlli.
A dicembre 2010 non è ancora stato fatto nulla a riguardo, perché a Società Autostrade fa comodo avere poco traffico nell’intero tratto Fornelli / Montefredente, dove sta compiendo grandi opere di allargamento, cambi di tracciato, ponti; di questa comodità ne ha approfittato largamente, lavorando su tutto il tratto eccetto che sulla frana.

Ho tentato di presenziare all’ultima riunione di frazione di Qualto, ma Lei era venuto il giorno precedente, quando il bar usualmente prescelto è chiuso per turno. La cosa sarebbe anche divertente da raccontare, in un altro frangente. Non sono stato in grado di partecipare alla riunione successiva, dovendo gestire i bambini: da quando è franata la strada generalmente non abbiamo nessuno che si prenda la briga di venire fino qua ad aiutarci.

Da gennaio ad ottobre 2010, per andare a lavorare a Monghidoro ogni giorno da lunedì a venerdì, sono stato costretto ad effettuare 6400 km in più, spendendo circa 800 euro di benzina – senza contare l’usura gomme, sospensioni eccetera – ed impiegando 120 ore in più.
Non ho conteggiato le visite ai miei genitori nei fine settimana, né il fatto che in queste condizioni rinuncio ad andare a Monghidoro o Loiano per le mie attività di carattere musicale, essendo anche musicista.
Non mi sembra che stiamo parlando di niente.

Recentemente il tratto Qualto / Montefredente, l’unico rimasto a permettere qualsiasi spostamento a me, alla mia famiglia e a tutti i residenti di Qualto, è stato allegramente sventrato e versa in condizioni peggiori di qualsiasi strada di cantiere.
Ieri la prima nevicata. Alle 8 di mattina nevicava già, lo spartineve è arrivato intorno alle 18, ma tanto era domenica. Aspettavamo visite di ausilio familiare nel pomeriggio, non è riuscito ad arrivare nessuno.
Durante tutti gli scorsi inverni, ho visto i mezzi spartineve arrivare al più presto alle 10 di mattina, quando noi avremmo necessità di partire per il lavoro qualche ora prima, e TUTTE le altre strade erano perfettamente sgombre. Il lavoro compiuto dagli addetti è sempre uguale e quantomeno discutibile, dal momento che andando verso Montefredente chiudono l’accesso alla piazza di Qualto con una cavalla di neve, per poi liberarla con comodo al ritorno.
Quando una mattina Le telefonai per richiedere un intervento, mi fu risposto che dovevo montare le catene come faceva Lei. Se solo fossi riuscito a camminare fino all’auto, dato lo strato di ghiaccio a terra, alle catene avrei pensato anche in autonomia, senza bisogno di suggerimenti.

Non so se a Lei risulta che a Qualto vivano esclusivamente quattro buzzurri nullafacenti: a me risulta che ci siano famiglie, bambini, anziani, lavoratori.
E’ un miracolo che nessuno abbia mai avuto bisogno di cure urgenti nei giorni in cui siamo stati isolati dal mondo circostante; e vivo nella speranza che continui a non accadere.
Mi sembra evidente che alle elezioni amministrative sarebbe stato più sensato aver votato Padre Pio.
Io e mia moglie abbiamo invece votato per la Sua amministrazione, e ce ne siamo pentiti avendo constatato che anziché curare gli interessi dei cittadini (in questo caso riaprire la strada in tempi brevi o almeno ragionevoli) ha curato ESCLUSIVAMENTE gli interessi di Società Autostrade. Poiché nessuno si vergogna di questa situazione, mi vergogno io per averLa votata due volte.

Visto l’amichevole e servile rapporto con Società Autostrade, l’amministrazione potrebbe richiedere un risarcimento spontaneo a tutti i residenti di Qualto, che so, sotto forma di tessere autostradali prepagate, siccome di vile denaro non si può parlare mai.
Da parte mia, escluderei l’ipotesi di un accordo con un’autofficina a cui appaltare il lavoro necessario per restituirmi i 6400 km mettendo indietro il contachilometri.

Non mi presento di persona nel Suo ufficio perché credo di essere molto più efficace scrivendo.
Non ho bisogno di commenti o risposte, credo che dopo un anno non ce ne siano di minimamente valide.
In attesa della prossima nevicata, mi congedo.

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  • Pesce Gatto del Congo (con la bocca come i Moguru)
  • Pesce Tigre Golia arrosto con patate Activ Plus
  • Due etti di Filetto di Triggeratopo, animale bionico preistorico che ti sodomizza e prende le tue sembianze
  • Mozzarella di cincillà
  • Berretto di panda (4x4)
  • Pasta d'uomo
  • Cappuccio e pastinaca (il cappuccio è aumentato dal 1° giugno)
  • Chihuahua ai quattro formaggi
  • Bottarga di piranha
  • Kebab di lupo crudo con fango piccante, yogurt obsoleto, erba di fascia di rispetto autostradale e bacche di tuja
  • Brodo duro
  • Yougurt, il tuo yogurt su youtube
  • L'orso Yogurt

E lui...

...lui rinchiudetelo nelle carceri turche, reparto Sodomiti Accaniti.

Prim'omaggio

Il primo maggio 2007 l’idea è quella di andare a Cervia per la festa degli aquiloni. Abbiamo solo Giulio, che ha due anni e mezzo; Francesco nascerà l‘anno successivo.
Ora purtroppo la rimozione ha giocato brutti scherzi, ma ricordo chiaramente il paio d’ore di auto in coda nei pressi di Mirabilandia, dove andammo l’anno precedente e devo dire che non fu così drammatico come tutti state pensando.
Insomma riusciamo a parcheggiare ed a raggiungere la spiaggia, stipata di famiglie che vagano di qua e di là dalle transenne che proteggono i partecipanti alla gara, almeno credo, perché come al solito non capisco quasi un cazzo di ciò che sta succedendo.
Dopo un paio di “Oooh guarda l’aquila – Oooh guarda il pesce” e una decina di foto orrende, l’unico posto dove potersi fermare a cambiare il pannolino è un ombrellone dotato di sdraio, al momento non utilizzato dal cliente dello stabilimento. Pertanto Angela si siede e Giulio comincia a scavare nella sabbia ed agire genericamente.
Una bambina di circa 8 anni ci guarda dall’ombrellone di fianco con gli occhi di Damien, quello della Maledizione Di, e dice: “Voi non potreste neanche stare qui”.
Essendo sia per legge che per mia natura impossibilitato ad uccidere una minorenne, mi alzo e vado verso l’edificio con l’intenzione di affittare un ombrellone per la giornata. Dentro il bar, un sacco di bei giovani abbronzati in canottiera agiscono genericamente con le mani piene di mojiti e birre, e il cassiere si fa i cassi suoi. D’altronde è un bel giovane abbronzato in canottiera, cosa vuoi mai. Gli chiedo per l’ombrellone e lui, scandalizzato per essersi sentito chiedere un ombrellone al bar, mi manda là di dietro dal proprietario. Ci metto un po’ a trovare il là di dietro, che è un’altra cassa dove il proprietario, già un pochino più agée, si sta abbuffando fuori orario con un risotto alle vongole. Gli chiedo un’ombrellone, e mi risponde più o meno “Wof boff, aff aff Woowaga” indicando qualcosa con la forchetta. Rispondo “Sì sì grazie, ci penso io” e torno dalla famiglia, convincendoli ad andarcene.