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venerdì 31 agosto 2012

Oggettistica


Questa foto è stata scattata martedì 28 agosto 2012 in una casa non ancora censita al Catasto Fabbricati.
Evidentemente avevo già visto questo gadget tanti anni fa, poichè il 25 marzo 1988 scrissi nel mio diario scolastico:

La donna a 10 anni è come il treno:
va.
La donna a 22 anni è come il taxi:
va.
La donna a 37 anni è come il bus:
va.
La donna a 60 anni va:
è come la bici.

Il giorno dopo aggiunsi:

La luce è come il buio:
quando è buio non si vede.
La donna è come l'uomo:
anch'essa ha le gambe.

Modernariato

Ho trovato uno scatolone pieno di scritti dal 1982 al 1989. Ne farò buon uso in futuro, che adesso non ho tempo, intanto però c'è questa poesia:

I FIUMI

Una sera ch'ero sbronzo

mi bagnai dentro l'Isonzo:
tutt'a un tratto
mi sentii abbastanza stronzo.

D'improvviso vidi un cerchio,

si trattava di un coperchio.
Quando l'ebbi sollevato
e vi fui entrato
io mi ritrovai nel Serchio.

Un cartello appeso a un filo
mi diceva "questo è il Nilo".
Il pensiero mio tentenna:
non ci credo neanche un Po,

questa è la Senna.

martedì 28 febbraio 2012

LEZIONE DI GEOGRAFIA: Gli Indiani (Novembre 1982)

Gli indiani non stanno in India, come sono soliti spiegare i professori, bensì la loro reale sede è il Pakistan. Gli indiani di oggi discendono da John Wayne, che morì nel Pliocene perché gli era rimasto in gola un osso di dinosauro. Ci furono tre razze principali con a capo tre famosi capostipiti: Toro Seduto, Aquila Forte e Sole Piatti. Ci furono molte guerre tra loro: due secoli dopo, a forza di frecce, si ammazzarono tutti. Rimase solamente Giusto Pio. Piano piano si riformarono altre razze e cominciò l’avanzata del progresso: Jacopo Ortis inventò le poste e Dino Zoff i francobolli. Purtroppo non esistevano ancora le scuole: i piccoli indiani passavano il tempo leggendo Rio Bravo e cantando sotto la pioggia. Un bel giorno venne inventato il disco, e tutti si diedero da fare per partecipare a Canzonissima. Fu inventato anche l’ippodromo da un uomo chiamato cavallo e di conseguenza il Totip da Frate Indovino. Così via fino ai giorni nostri, in cui gli indiani sono quasi scomparsi ma se ne possono trovare tanti a Bologna.

Collage art 1983

venerdì 24 giugno 2011

Il Gatto

IL GATTO

Vidi per la prima volta il Gatto di Loiano, incredibile a dirsi, a Loiano. Era il 1983 e affrontavo il mondo extracomunale con un certo timore e spaesamento in compagnia dell’amico Jeeg, che mi portava con la sua 127 al Bar Corona, locale di cui conosceva diversi clienti. Ricordo questa saletta fumosa piena di sconosciuti leggermente abbrutiti da alcool e droghe. Mi si parò davanti il Gatto, che col suo migliore sguardo penetrante mi chiese una sigaretta. Gliene diedi una, era un po’ strafugnata e ricurva perché il pacchetto in tasca si era piegato. La esaminò volgendo la curvatura verso il basso e, rivolgendomi un’occhiata truce, disse “Con questo cosa vorresti insinuare? Che ho l’oca morta?”

L’anno dopo fu supporter della band di Revega nella monumentale e celebre serata del 21 agosto: sempre preso dall’incontenibile desiderio di suonare ogni strumento disponibile in ogni occasione, ottenne di sedersi alla batteria per eseguire un sottofondo soft durante gli intermezzi cabarettistici di Paolo Bacci e del Dott. Boldrini. Altre volte si esibiva alla chitarra, con Gigi alla batteria.
Dopo un anno ancora, ero a suonare insieme a lui nei Big Fest. Peccato perché era tutt’altro che un cretino, ma la totale mancanza di studi, disciplina ed equilibrio mentale lo rendeva piuttosto imprevedibile.
Una domenica pomeriggio lo aspettavamo alle prove già da un’oretta; arrivò, e con grande flemma cominciò a spolverare la batteria. La esaminò meglio e decise di smontarla pezzo per pezzo, pelli e bulloni compresi, per lucidarla con una specie di Sidol. Noi guardavamo ed attendevamo senza una parola. La rimontò con cura, prese tra le mani il rullante, lo girò, lo rigirò, lo rigirò ancora, sfondò con un pugno la pelle a contatto con la cordiera, staccò accuratamente ogni residuo di pelle, posò il rullante sul sostegno e disse “Ecco sono pronto”. Nel silenzio agghiacciante, la prima cosa che mi venne da dire fu “Scusa, ma adesso come fai a suonare senza la pelle che fa vibrare la cordiera?” Lui: “Ma che cazzo dici? – TACK TACK – Ah… hai ragione”. Me ne andai sconvolto.

Va bè che anch’io, quella volta che prima delle prove collassai a casa di Gigi, non ero proprio affidabilissimo. Però grazie alla professionale assistenza di Gigi (sdraiato sul letto, gambe in aria, alcool sulle caviglie) tornai come nuovo. Un po’ stanchino però.
Da quella volta imparai a gestire i collassi da pesante droga leggera, me ne capitarono altri tre o quattro. Uno però non riuscii a gestirlo: di sera, uscito dall’auto per orinare, cominciai a vedere l’orizzonte dondolare e mi risvegliai a Castel Dell’Alpi, osteria lo Stragatto, su una sedia e con le gambe sul tavolo. Quando qualcuno stava male non lo portavano mica al pronto soccorso, lo portavano allo Stragatto.

Ma torniamo al Gatto: durante un’altra prova tentavamo di coverizzare In The Court Of The Crimson King, e ho detto tutto. Nel brano, al momento del solista di flauto - che avrei imitato con la tastiera – la batteria si ferma e restano solo basso e flauto. Il Gatto invece partì con un roboante solo di batteria, e alle nostre rimostranze rispose “Ragazzi, le canzoni degli altri sono come dei quadri. Stanno appesi lì, li guardi, sono belli, ma non puoi aggiungerci nulla”.
Insomma cominciò il mio primo allontanamento dai Big Fest. Volendoci tornare, dovetti suonare io la batteria. Il secondo allontanamento fu poi nel 1998, stranito dal cambio di residenza, ed il terzo che sta perdurando tuttora a causa dei figli. No, lo dico, che delle volte pensiate che io sia sereno.

A proposito di quadri, il bar di Sabbioni esponeva una permanente delle sue opere. Un giorno mi scappò di girare un suo quadro, volevo vedere il retro. C’era scritto: lire 5000 trattabili.
Famoso il suo haiku pronunciato mentre piallava le ringhiere in legno del Bar Del Corso. Qualcuno gli fece notare che stava piallando nel senso sbagliato, e lui gli rispose: “Ascolta… vendi la lavatrice e compra un phon”.
Un altro aforisma lo espresse reggendosi alle maniglie della corriera da Loiano a Monghidoro: “Un giorno qui resteranno solo le maniglie…” e, guardando l’obliteratrice “…e la buchetta delle lettere”.
Un pomeriggio andavo a Bologna con L, io e lui soli nel suo Ducato 9 posti, per incontrare un suo conoscente che ci avrebbe rifornito di qualcosa. Ci fermammo al semaforo rosso, a Loiano: il portellone laterale si aprì all’improvviso e il Gatto si fiondò dentro con naturalezza. “Dove andiamo?”
Una sera era in pizzeria Windy a fare delle canne con l’origano. Poi mi chiese in prestito 5000 lire: quando gliele diedi, estrasse un foglietto con un lungo elenco di debiti e vi aggiunse il mio. Poi si studiò un pò il foglietto, e chiese a Sabrina che era seduta vicino: “Sabrina… secondo te un uomo può valere dei soldi?” Lei rispose di no, ed il Gatto accartocciò l’elenco e lo gettò.
Un’altra volta ero al bancone del bar con R, e mi chiese 200 lire. Dopo averle ottenute, disse: “Grazie. Cosa bevete ragazzi?”

Feci l’incomprensibile ed insano gesto di prestargli la mia Vespa. Prima di partire verso Loiano mi assicurò: “Tu mi conosci, sai dove abito. Se domani a mezzogiorno la Vespa non è parcheggiata sotto casa tua, chiama pure i Carabinieri”. Il giorno dopo ovviamente non c’era, e verso le sei di pomeriggio riuscii a rintracciarlo al telefono:
- Lolli, scusa sai, ma sono rimasto a piedi, la Vespa non va.
- Come non va? L’ho presa fuori da Simoncelli l’altra settimana…
- Non va… ho anche cambiato due volte le candele, ma non va.
- Ma hai fatto miscela?
- Sì ho fatto il pieno… anzi forse è stato quello, gli ho messo solo la benzina, senza l’olio…
- Allora per favore mettici un po’ d’olio e vieni qua.
Quando arrivò si fece dare diecimila lire per le candele.
La sera in cui c’era la prima TV del film The Wall su Italia Uno alle 23, suonò il campanello verso le 20. Aprii, ed il Gatto entrò. Incurante dei miei genitori si sedette sulla poltrona abituale di mio padre, e l’unica cosa che disse fu:
- Quando comincia The Wall?
- Alle undici.
- Ah allora andiamo ad ascoltare un po’ di musica.
Non ricordo come me ne liberai.

Una notte verso le tre si attaccò al campanello di casa. All’epoca, quando dormivo, DORMIVO e non me ne accorsi. Mio padre si affacciò, e il Gatto gli disse “Sono il batterista di Riccardo, mi servirebbe la Vespa che devo andare a Firenze”
Un'altra sera lo pedinai fino a casa mia, e lo osservai tentare di scassinare il garage per prendere la mia Vespa. Si era proprio affezionato.

Una delle ultime volte che ne sentii parlare da vivo fu un pomeriggio in cui arrivai alla sala prove di Loiano, solitamente chiusa con serratura di sicurezza. Trovai il portone semiaperto, tenuto socchiuso da una serie di fili elettrici arrotolati alle maniglie, ed un pezzettino di portone grattugiato via in basso. Dentro non c’era nessuno, non era stato rubato nulla; solo la misteriosa presenza di una saponetta posata su uno scaffale. Chiamai Mario, che a seguito di breve indagine ricostruì l’accaduto: la sera precedente il Gatto si era fatto aprire da suo fratello Ruggero per poter suonare da solo la batteria. Un cane lupo randagio l’aveva seguito. Alcuni ragazzi del bar li avevano visti entrare, e chiusero dentro cane e Gatto legando fili elettrici stretti alle maniglie. Il cane, terrorizzato dalla batteria, raspò e addentò il legno per ore fino ad aprirsi un varco per fuggire. Il Gatto, accortosi dello scherzo dopo ore di rullate, essendo magrissimo riuscì a passare dalla fessura ottenuta facendo un po’ di forza sulle ante. Nulla sappiamo riguardo la comparsa della saponetta.

venerdì 3 giugno 2011

prima Scarica l'asino, dopo senti Bo Diddley




Meglio di no

Ma parliamo di Revega innamorato di Rossella. Mi pare fosse il 1986. Quella sera di agosto era molto caldo, e Revega uscì con una canottiera molto scollata a righe bianche e nere orizzontali. L’odore era piuttosto percepibile (vedi “Volevo Dire Una Cosa”, capitolo scritto da Paolo Aprile). In piazza c’era la festa dei commercianti e si potevano mangiare gratis piatti di tonno fagioli e cipolla. Revega ne mangiò cinque senza alcuna remora, bevve qualche birra, si infilò nel girocollo della canottiera un pupazzo di peluche che aveva vinto nel pomeriggio alla pesca della festa dell’Unità. Vide Rossella a un tavolo del Caffè del Corso in compagnia di amici, agguantò una sedia e si unì al gruppo salutando Rossella con enfasi e dicendo cose piuttosto astratte (d’altronde all’epoca gli era sufficiente un paio di birre per apparire ubriaco ed agire in forme mistiche; una volta si spalmò del ketchup sulle mani ed in faccia).
Estrasse il peluche dal suo petto villoso e lo ripose più volte, gli fece muovere le zampine berciando in tono acuto, finchè volle consegnarlo a Rossella come segno tangibile del suo romantico interesse.
Ad ennesima dimostrazione della sua signorilità, Rossella accettò ringraziando con un dolce sorriso.
Io osservai il tutto da poco lontano con Padulo, Oreste ed il Mister.

Ti ricordi? Ti ricordi? La corriera

Nel 1989 prendevo ancora la corriera ogni mattina alle 6:20 per recarmi a Bologna nell’ultima delle varie scuole che avevo mutato. Mutevole era pure il percorso della linea all’interno del paese di Monghidoro: nell’ultima versione da me frequentata salivo davanti alla pesa, e da lì a 200 metri c’era la fermata successiva nella piazza principale, dove salivano i più. I più mi hanno detto che spesso, quando salivano, ero già addormentato. Negli ultimi tempi, grazie al walkman Aiwa, riuscivo ad isolarmi dal rumore dei rompicoglioni che salivano a Pianoro (qui si potrebbe aprire un dibattito sul mio razzismo nei confronti dei pianoresi), quindi dormivo piuttosto bene finchè qualcuno non mi svegliava all’ultimo istante giusto in tempo per catapultarmi fuori dal portellone all’ultima fermata di Via Murri. Nel walkman ricordo grandi quantità – grazie a Fabrizio – di Christy Moore, Alan Stivell, Pentangle, Hatfield & The North, Peter Gabriel, brani miei, e il magnifico BLONDEL degli Amazing Blondel.
Arrivavo quasi sempre in ritardo a scuola, non per colpa mia, ma causa a) le contorsioni della Futa, b) la deviazione nella zona industriale di Pian di Macina e c) il traffico da Rastignano in avanti. D’altronde per essere a scuola alle 8:15 sembrava a tutti un pò eccessivo prendere la corriera precedente. A volte però l’ho fatto. A volte era anche molto bello, sempre sulla linea delle 6:20, scendere a Loiano e acchiappare al volo la corriera che veniva dalla fondovalle Savena e saltava il giro di Pian di Macina, quindi arrivava molto prima e c’era più tempo per la colazione all’arrivo. Una volta però, con Rimba, non riuscimmo nell’acchiappo e rimanemmo a Loiano come due babbei.
Ma la cosa migliore di tutte era trovare un passaggio in auto, cosa piuttosto rara a quell’orario. Io e Rimba in quel periodo eravamo capitati nella stessa classe a causa delle mie ripetenze, ed eravamo quotidianamente attaccati come due fratellini spauriti. Si dà il caso che ogni tanto beccavamo Gag che andava a lavorare con la sua veloce Uno Turbo. Quella mattina, oltre al solito sottofondo musicale piacevolmente ardito per il pre-alba che purtroppo non ricordo nel dettaglio, Gag ci rese partecipi di un micidiale cannone di marijuana, forse prefabbricato la sera prima. Allegri e fumanti giù dalla Fabbrica, arrivammo dunque in città con largo anticipo e piuttosto alienati. Tutta Via S. Stefano a piedi non ci fece certo smaltire la psichedelia, anzi Rimba volle fermarsi ad un paio di bar per bere un bicchiere di vino rosso e, se ben ricordo, un martini. Io mi limitai a cappuccini e tramezzini. Entrammo quindi in aula ad affrontare un compito di italiano, ma non uno qualunque: era la prova generale per l’esame di maturità. Ora non ricordo nulla né dei temi proposti, né di quello scelto, né dello svolgimento. Ricordo invece benissimo che il mio voto fu 9, e quello di Rimba 4.
A volte Rimba mi piaceva molto, come quando rispondeva al telefono a clienti di suo padre e nel mezzo della conversazione si strofinava la cornetta sul pacco. Oppure quando rispose all’assessore architetto Farini che voleva comprargli un portafoglio Timberland per 10.000 lire “per diecimila ti do in bocca”.

Va bè dai, è il primo post

Dagli archivi sono recentemente spuntate fuori queste scritture, concepite e vergate durante l’orario scolastico dell’anno 1986/87, quando avevo 19 anni e utilizzavo per la prima volta i personal computers.

Siano esse di monitor.

DIMOSTRARE CHE RICCARDO LOLLI ESISTE

L = O – (dc x psi / 2)
Ponendo O = c, si elidono le c dividendo per 2:
L = psdi
L = pp
L = 2p
L = p2
Levando gli occhiali a Lolli, l’espressione non cambia.

Postulato di Gasparetto ovvero delle Mutande Fredde:
L = O – (dc x psi / 2)
L = O – (dcpsi / 2)
Se tolgo la O debbo inserirla dentro la parentesi, per cui:
L = docpsi / 2
Ora, posto che la "L" maiuscola equivale a 2 "l" minuscole e posto che docpsi / 2 equivale a
doc + psi, equipollenti:

docl = psil

Anagrammando si ottiene
SLIP = COLD

Ti risulta anche a te?

Enunciato di Steve Hunters

L'altro giorno avevo fatto una super disamina lunghissima al tuo teorema e mentre stavo scrivendo l'ultima parola mi è andato in blocco il computer... dannaz!!!
Avevo usato formule matematiche, estetiche e fisiche che poi non potevo più ricordare perché usando -  strettamente, si intende - un enunciato che viene dimostrato nell'ambito di una teoria formale (come ogni altra proposizione derivabile dagli assiomi della teoria mediante un procedimento dimostrativo) con lemmi e corollari per dare dunque un'implicazione logica tra due predicati o insiemi di predicati coll'utilizzo di assiomi e postulati irreprensibili e più rilassati dato dalla dizione dell'ultimo teorema di Fermat utilizzata prima del completamento della sua dimostrazione per merito soprattutto di Andrew Wiles. Insomma, avevo smontato e rimontato il tuo teorema dimostrando che L : p2 = cold : slip che potremmo definire la Legge delle mutande fredde, così, come è dato gli assiomi di Peano per la matematica, o gli assiomi di Zermelo-Fraenkel per la teoria degli insiemi.
Ciao, muovo il Cavallo in D5 controllando la tua Regina e mettendo in serio pericolo il Re.
Attendo con ansia la tua prossima mossa.

CONCETTI ALLA PROVA

VOLGO ATTIVO

E’ quel volgo in grado di dare inizio ad un processo di elettrolisi e si indica con Z(ARZ).

VOLGO PASSIVO

E’ quel volgo che subisce l’azione. Si indica con P(AZ).

POTERE DISPERSIVO DEI CICCIOLI

E’ la capacità dei ciccioli di disperdere le cariche elettrostatiche: esse si dirigono verso il lato più resistente al pelo.
E’ a causa di questa proprietà che i ciccioli non possono venire utilizzati per la costruzione di accumulatori nucleari a spinta di Rapezzi.

PANINO CENTRIPETO

E’ un panino diretto verso il centro, cioè lo stomaco.
E’ opposto al panino centrifugo, che si dirige verso l’esterno ed è tangente all’esofago.

LA SCARDAMAGLIA

La Scardamaglia si divide in due tipi principali:
a)      a perno (la più usata)
b)      ad avviamento ritardato.
Mentre della seconda verranno dati solo alcuni cenni, della prima possiamo dire che possiede l’ovale a scatti e la foglia in vetroresina. Senza i suddetti accessori la Scardamaglia a perno non potrebbe essere utilizzata, essendo la percentuale di acido 2-metilbenzenico abbastanza elevata.

I FLUTTI
I flutti sono gli zampini dei pesci.

IL COSMOPOLITA

Il cosmopolita è uno a cui vanno bene tutti i vestiti.
Il cosmopolita è uno che si rigira nel letto.
BASIC
1Ø home
2Ø rem "non è tutto oro quello che moccola"
3Ø let x = x (Laurie Anderson)
4Ø Bù!
41 same as 4Ø
5Ø input gallina = canta
6Ø if zut = znort then goto the river
7Ø n.b. scroll sload slist pprint
8Ø next train to Amsterdam
9Ø end
1ØØ post scriptum: run run run heatwave cobwebs & strange

DIALOGHI

-         Buongiorno, vorrei un’indulgenza.
-         Plenaria o semplice?

-         Io credo nelle bistecche.
-         Sei un illuminista!

-         Buongiorno, la mia telecamera ha due lux.
-         Anche lei usa lux?
-         Ne uso due.
(Lolli & Paolo Aprile, 1990)


Videonoleggiatore (V1) - Ciao V2.
V2 – Oh ciao V1. Tutto bene, sì? (e posa sul banco La Repubblica, giornale noto ai tempi per allegare ogni settimana film in VHS. Lo legge con attenzione, dalla prima all’ultima pagina, in silenzio di fronte a V1) Vuoi leggerlo?
V1 – No grazie, quei giornali di merda non li voglio neanche vedere.
V2 – … (prende il giornale ed esce dal videonolo)
Dopo dieci minuti, suona il telefono.
V1 – Pronto?
V2 – Ah, sono V2. Volevo dirti che non puoi permetterti di dare certi giudizi sui giornali che leggo, e…
V1 – Ma vaffanculo va. (clic)


V2 - Oh Lolli, ciao. Volevo chiederti: sai dove posso comprare delle custodie vuote per cd, che ne ho rotte un paio?
Lolli - Mah guarda, se te ne bastano 2 o 3 ce le ho io. Mi accompagni a prendere il caffè poi andiamo a prenderle.
V2 - OK. (si incamminano) Oh guarda, c’è quella testa di cazzo del figlio di Monini. Allora tutto a posto eh. Solite cose. Niente di nuovo. D’altronde cosa vuoi pretendere da un paese come questo? La nebbia totale. Nebbia di inverno e anche d’estate. Le manifestazioni in piazza, con l’assessore che squittisce sul palco. Ah che roba. Poi quell’altro bastardo, che organizza le manifestazioni, i mercatini, eh.
Lolli – Sì veramente è un mio amico…
V2 - Guarda, è lì che va al bar, guarda com’è grasso, tra lui e sua moglie chissà quanta merda che fanno quando vanno al cesso, vaffanculo va. Va bè che adesso forse ho trovato una casa là… Vado un po’ là…
Lolli – Là dove?
V2 – Mah là, là per di là, ora vedo, vado un pò là, perché qua.... Va bè che poi anche là… Comunque insomma là, meglio che qua… Comunque qui siamo arrivati ad un livello veramente insostenibile. I marocchini, i nullafacenti, i tossici, gli spacciatori… Ma porca puttana… Che gente di merda… Tutto il giorno davanti al bar… Ma vaffanculo… MA VAFFANCULO! VAFFANCULO! CHE VITA DI MERDA! CHE PAESE DI MERDA! VAFFANCULO! NON LE VOGLIO NEANCHE LE TUE CUSTODIE, TANTO ROMPO ANCHE QUELLE! CIAO!

V2 – Oh ciao Lolli. Solite cose eh, tutto a posto, in questo bel paese di merda.
Lolli – Ehm ciao (pensa a come fuggire)
V2 – Vai a lavorare eh? Vengo un attimo con te, che dopo devo andare là, che forse ho trovato una casa e vado a stare un po’ là, va bè che poi anche là…
Lolli – (lampo di genio) Hai poi trovato quel lavoro che mi avevi detto che cercavi?
V2 – Beh ciao.

Passando con telecamera e vcr portatile davanti alla caserma dei carabinieri, incontro il maresciallo.
-         Buongiorno Lolli. Dove va con quell’attrezzatura?
-         Vado sull’Alpe, a fare delle riprese delle sorgenti, per un video…
-         Ah un picnic.
-         Si no cioè…
-         Va bene Lolli, allora buon divertimento.
-         Grazie.
-         Grazie a lei.

POESIE

O ZIO
Tu
Sei buono
Sei pio
O zio!
Tu
Vai a punto
Da dio
O zio!
Comunque
Il punto
Era mio
O zio.

FRANCO
Franco,
Ti manco?
Non amo
Gaetano,
Franco.
Sei stanco.
Col Lenco
Ascolti Tenco
E intanto
Ti tento
Soltanto
Col fianco.
Franco.

POESIA ERMETICA
REAZIONI
HCl Û H+ + Cl-
H2SO4 Û 2H+ + SO4 - -
H3PO4 + H2O Û H3O+ + H2PO4 - -
2KCl + H2SO4 Û 2HCl + K2SO4

POESIE ERMETICHE

T.F.C. (Tonno Fagioli & Cipolla)
Tu, tonno, ti tuffi tanto.
Fatti fagioli, Filippo, ferro;
Con cipolla, cercami così.

C.T.F. (Cipolla Tonno & Fagioli)
Cipolla, ci polleggiamo
Tutti tondi, tanta testa
Facendo finta fumare fuori.

F.T.C. (Fagioli Tonno & Cipolla)
Farei fesso
Tamugno tonno
Cipolla Cico.

NUOVO ORARIO PALAGI

Ambo
Terno
Latino
Swahili
Buddismo
Dàttilo
Dattìlo

NENIE
Sotto la cappa del camino
C’era un vecchio lattaio
Che suonava il contrabbasso
Non fa rima per un cazzo.

Ambarabaccicciccoccò
C’è un postino sul comodino
Che leggeva Famiglia Cristiana
Con la figlia del calzolaio.
Ma il cane si slegò
Ambarabaccicciccoccò