mercoledì 20 luglio 2011
Cerco l'estate tutto l'anno, e all'improvviso
Che poi è solo colpa mia. Con due figli di 7 e 3 anni non è che puoi andare al concerto di Roger Waters e, pur con tutta la buona volontà da ambo le parti, è un certo impegno soprattutto economico mangiare a Monzuno il giorno degli Chef al Massimo.
Per questo, d’estate ci toccano le sagre. Bisogna dirlo alla selvaggia: saaAHgra.
Potrebbe andare peggio: potrebbero farle anche d’inverno.
Cominciamo subito dalla migliore: a Rasora, che voi non sapete neanche dov’è, si mangia veramente da dio e con un’organizzazione millimetrica. Però quando è il momento della musica arriva il Duo di Cuori, ed è la morte civile.
Gianassi deve costruirmi una libreria più grande perché sto conservando i libri delle sagre. Ogni comune e frazione dà alle stampe un libro. Quello di Montorio in festa 2010, ad esempio, consta di 56 pagine. Ovviamente, programma religioso (Santa Messa, Vespri ecc.) e programma folkloristico (gara di briscola, Giorgio Suppini, Claudio Di Romagna). Poi corpose quantità di sponsors, che sono più o meno sempre quelli che gira e rigira sponsorizzano tutti i libri della zona. Francamente non capisco l’utilità promozionale. In questo caso però abbiamo anche l’elenco dei premi della lotteria (dall’aspirapolvere doppio ciclonico all’asse da stiro) più molte foto del recente passato (Carnevale, la festa piovosa dell’anno prima), foto di angoli nascosti, arcobaleni, una ruspa che sistema una frana.
Foto d’epoca anni ’60 e ’70 invece per Baigno, Lagaro, Pian Di Setta, Rioveggio, Castiglione dei Pepoli, Riola.
Ripoli è molto focalizzata sull’aspetto religioso: si entra nel dettaglio di processioni, lodi e rosari on the road in specifiche locations, messe e fiaccolate.
Il libro di Monzuno si può tenere in bagno e ci accompagnerà per tutta l’estate, fitto com’è di sponsors e anche di manifestazioni.
Poi ci sono i poveretti: Pian del Voglio, Montefredente, Madonna dei Fornelli e San Benedetto Val Di Sambro ci offrono piccoli pieghevoli con pochi sponsors. Più che per griccisia dei commercianti, credo sia per la tremenda attività dei CERCANTI, che vengono a casa tua a cercare soldi per la saahgra, partecipando alla quale poi dovrai spendere altri soldi per bere, mangiare (spesso non benissimo), giocare alla pesca e quant’altro occorrer possa.
Stanco e Creda producono in formato A4 pieni di colori ma con sole due pagine.
Monghidoro è su depliant prettamente estivo, nonché libretto che va da gennaio a dicembre, così da paventare la festa del maiale con mesi di anticipo.
I libri sono anche simpatici: ma alle saahgre bisogna poi anche andarci. I fuochi d’artificio sul lago di Castel dell’Alpi sono i più leggendari, benché uguali ogni anno da tempo immemore. Ci porto Giulio, e ricordo di aver fatto meno fatica al concerto degli U2 di Reggio Emilia.
Mi arriva giustappunto or ora tra le mani il programma della saahgra di Ripoli 2011: innovativo. Si tratta di un libretto con un foro sul bordo destro: è un calendario, da appendere come quello di Frate Indovino e da usare per tutto il 2012. Per ogni mese, oltre ai soliti sponsor, ed in mancanza di quelli che nel frattempo sono falliti, c'è l'incredibile elenco dei compleanni della popolazione. Una quarantina di persone al mese: giorno, cognome e nome. C'è anche Annamaria Franzoni, e questo potrebbe rendere vero oggetto di culto nazionale il fascicolo. Aspettate che lo porti in qualche televisione.
…continua… (forse)
lunedì 11 luglio 2011
Real time
Volevo parlare male dei geometri, invece no. Lo farò un'altra volta perchè non ho molto tempo.
Invece racconterò che stamattina mi sono trovato senza adsl. A Monghidoro, beninteso, perchè a casa la telecopr non vuole ampliare la centralina e me lo inserisce nel retto.
Mi trovo senza, in quanto l'ultima fattura telecough (sì sempre essa) era di 192 euri. Ho vinto la ritrosia a pistolare una cosa che funziona, grazie alla pluma quadrimestrale, e ho inoltrato domanda a infostrana. La prossima fattura sarà di 60 euri.
Casualmente proprio oggi mi chiamano dalla telecaz, nonostante gli abbia già detto due volte di essere iscritto al registro delle opposizioni, per dirmi che col mio status di abbonato ho diritto ad un pc hp con hd e lascia pur dire. Infatti l'ho lasciata dire ma solo per cattiveria, senza ascoltare. Alla fine della dettagliatissima descrizione del pc le ho detto che ho cambiato gestore. Ha ha!
Stamattina, dopo un paio d'ore di panico durante le quali sono andato a scaricare tre estratti di mappa al bar, riprovo che non si sa mai: improvvisamente appare la finestra adsl.libero.it, caccio dentro nome e password del mio vecchio account Libero, e via che funziona come prima. Miracoli.
Miracoli anche nel comune di San benedello val di sampras, ove le sere ed i weekends si può illegalmente transitare lungo la tratta Fornelli / Qualto, ripristinata ed asfaltatissima dopo solo 19 mesi dalla frana causata da essi stessi. Ooooh bello, ooooh il muro di 5 metri. Ma vaffanculo va.
Invece racconterò che stamattina mi sono trovato senza adsl. A Monghidoro, beninteso, perchè a casa la telecopr non vuole ampliare la centralina e me lo inserisce nel retto.
Mi trovo senza, in quanto l'ultima fattura telecough (sì sempre essa) era di 192 euri. Ho vinto la ritrosia a pistolare una cosa che funziona, grazie alla pluma quadrimestrale, e ho inoltrato domanda a infostrana. La prossima fattura sarà di 60 euri.
Casualmente proprio oggi mi chiamano dalla telecaz, nonostante gli abbia già detto due volte di essere iscritto al registro delle opposizioni, per dirmi che col mio status di abbonato ho diritto ad un pc hp con hd e lascia pur dire. Infatti l'ho lasciata dire ma solo per cattiveria, senza ascoltare. Alla fine della dettagliatissima descrizione del pc le ho detto che ho cambiato gestore. Ha ha!
Stamattina, dopo un paio d'ore di panico durante le quali sono andato a scaricare tre estratti di mappa al bar, riprovo che non si sa mai: improvvisamente appare la finestra adsl.libero.it, caccio dentro nome e password del mio vecchio account Libero, e via che funziona come prima. Miracoli.
Miracoli anche nel comune di San benedello val di sampras, ove le sere ed i weekends si può illegalmente transitare lungo la tratta Fornelli / Qualto, ripristinata ed asfaltatissima dopo solo 19 mesi dalla frana causata da essi stessi. Ooooh bello, ooooh il muro di 5 metri. Ma vaffanculo va.
martedì 28 giugno 2011
Delicatessen
Se uccido qualcuno dopo mangiato ho un pò di sonnolenza.
Se uccido qualcuno dopo che ha mangiato è molto meglio, piuttosto che se fosse a digiuno. Lui/lei si trova senz'altro meglio.
Però quando lo squarto mi squizzano fuori un sacco di schifezze. Se poi ha mangiato al cinese a buffet per 9,90 allora soccmell.
Se uccido qualcuno dopo che ha mangiato è molto meglio, piuttosto che se fosse a digiuno. Lui/lei si trova senz'altro meglio.
Però quando lo squarto mi squizzano fuori un sacco di schifezze. Se poi ha mangiato al cinese a buffet per 9,90 allora soccmell.
venerdì 24 giugno 2011
Il Gatto
IL GATTO
Vidi per la prima volta il Gatto di Loiano, incredibile a dirsi, a Loiano. Era il 1983 e affrontavo il mondo extracomunale con un certo timore e spaesamento in compagnia dell’amico Jeeg, che mi portava con la sua 127 al Bar Corona, locale di cui conosceva diversi clienti. Ricordo questa saletta fumosa piena di sconosciuti leggermente abbrutiti da alcool e droghe. Mi si parò davanti il Gatto, che col suo migliore sguardo penetrante mi chiese una sigaretta. Gliene diedi una, era un po’ strafugnata e ricurva perché il pacchetto in tasca si era piegato. La esaminò volgendo la curvatura verso il basso e, rivolgendomi un’occhiata truce, disse “Con questo cosa vorresti insinuare? Che ho l’oca morta?”
L’anno dopo fu supporter della band di Revega nella monumentale e celebre serata del 21 agosto: sempre preso dall’incontenibile desiderio di suonare ogni strumento disponibile in ogni occasione, ottenne di sedersi alla batteria per eseguire un sottofondo soft durante gli intermezzi cabarettistici di Paolo Bacci e del Dott. Boldrini. Altre volte si esibiva alla chitarra, con Gigi alla batteria.
Dopo un anno ancora, ero a suonare insieme a lui nei Big Fest. Peccato perché era tutt’altro che un cretino, ma la totale mancanza di studi, disciplina ed equilibrio mentale lo rendeva piuttosto imprevedibile.
Una domenica pomeriggio lo aspettavamo alle prove già da un’oretta; arrivò, e con grande flemma cominciò a spolverare la batteria. La esaminò meglio e decise di smontarla pezzo per pezzo, pelli e bulloni compresi, per lucidarla con una specie di Sidol. Noi guardavamo ed attendevamo senza una parola. La rimontò con cura, prese tra le mani il rullante, lo girò, lo rigirò, lo rigirò ancora, sfondò con un pugno la pelle a contatto con la cordiera, staccò accuratamente ogni residuo di pelle, posò il rullante sul sostegno e disse “Ecco sono pronto”. Nel silenzio agghiacciante, la prima cosa che mi venne da dire fu “Scusa, ma adesso come fai a suonare senza la pelle che fa vibrare la cordiera?” Lui: “Ma che cazzo dici? – TACK TACK – Ah… hai ragione”. Me ne andai sconvolto.
Va bè che anch’io, quella volta che prima delle prove collassai a casa di Gigi, non ero proprio affidabilissimo. Però grazie alla professionale assistenza di Gigi (sdraiato sul letto, gambe in aria, alcool sulle caviglie) tornai come nuovo. Un po’ stanchino però.
Da quella volta imparai a gestire i collassi da pesante droga leggera, me ne capitarono altri tre o quattro. Uno però non riuscii a gestirlo: di sera, uscito dall’auto per orinare, cominciai a vedere l’orizzonte dondolare e mi risvegliai a Castel Dell’Alpi, osteria lo Stragatto, su una sedia e con le gambe sul tavolo. Quando qualcuno stava male non lo portavano mica al pronto soccorso, lo portavano allo Stragatto.
Ma torniamo al Gatto: durante un’altra prova tentavamo di coverizzare In The Court Of The Crimson King, e ho detto tutto. Nel brano, al momento del solista di flauto - che avrei imitato con la tastiera – la batteria si ferma e restano solo basso e flauto. Il Gatto invece partì con un roboante solo di batteria, e alle nostre rimostranze rispose “Ragazzi, le canzoni degli altri sono come dei quadri. Stanno appesi lì, li guardi, sono belli, ma non puoi aggiungerci nulla”.
Insomma cominciò il mio primo allontanamento dai Big Fest. Volendoci tornare, dovetti suonare io la batteria. Il secondo allontanamento fu poi nel 1998, stranito dal cambio di residenza, ed il terzo che sta perdurando tuttora a causa dei figli. No, lo dico, che delle volte pensiate che io sia sereno.
A proposito di quadri, il bar di Sabbioni esponeva una permanente delle sue opere. Un giorno mi scappò di girare un suo quadro, volevo vedere il retro. C’era scritto: lire 5000 trattabili.
Famoso il suo haiku pronunciato mentre piallava le ringhiere in legno del Bar Del Corso. Qualcuno gli fece notare che stava piallando nel senso sbagliato, e lui gli rispose: “Ascolta… vendi la lavatrice e compra un phon”.
Un altro aforisma lo espresse reggendosi alle maniglie della corriera da Loiano a Monghidoro: “Un giorno qui resteranno solo le maniglie…” e, guardando l’obliteratrice “…e la buchetta delle lettere”.
Un pomeriggio andavo a Bologna con L, io e lui soli nel suo Ducato 9 posti, per incontrare un suo conoscente che ci avrebbe rifornito di qualcosa. Ci fermammo al semaforo rosso, a Loiano: il portellone laterale si aprì all’improvviso e il Gatto si fiondò dentro con naturalezza. “Dove andiamo?”
Una sera era in pizzeria Windy a fare delle canne con l’origano. Poi mi chiese in prestito 5000 lire: quando gliele diedi, estrasse un foglietto con un lungo elenco di debiti e vi aggiunse il mio. Poi si studiò un pò il foglietto, e chiese a Sabrina che era seduta vicino: “Sabrina… secondo te un uomo può valere dei soldi?” Lei rispose di no, ed il Gatto accartocciò l’elenco e lo gettò.
Un’altra volta ero al bancone del bar con R, e mi chiese 200 lire. Dopo averle ottenute, disse: “Grazie. Cosa bevete ragazzi?”
Feci l’incomprensibile ed insano gesto di prestargli la mia Vespa. Prima di partire verso Loiano mi assicurò: “Tu mi conosci, sai dove abito. Se domani a mezzogiorno la Vespa non è parcheggiata sotto casa tua, chiama pure i Carabinieri”. Il giorno dopo ovviamente non c’era, e verso le sei di pomeriggio riuscii a rintracciarlo al telefono:
- Lolli, scusa sai, ma sono rimasto a piedi, la Vespa non va.
- Come non va? L’ho presa fuori da Simoncelli l’altra settimana…
- Non va… ho anche cambiato due volte le candele, ma non va.
- Ma hai fatto miscela?
- Sì ho fatto il pieno… anzi forse è stato quello, gli ho messo solo la benzina, senza l’olio…
- Allora per favore mettici un po’ d’olio e vieni qua.
Quando arrivò si fece dare diecimila lire per le candele.
La sera in cui c’era la prima TV del film The Wall su Italia Uno alle 23, suonò il campanello verso le 20. Aprii, ed il Gatto entrò. Incurante dei miei genitori si sedette sulla poltrona abituale di mio padre, e l’unica cosa che disse fu:
- Quando comincia The Wall?
- Alle undici.
- Ah allora andiamo ad ascoltare un po’ di musica.
Non ricordo come me ne liberai.
Una notte verso le tre si attaccò al campanello di casa. All’epoca, quando dormivo, DORMIVO e non me ne accorsi. Mio padre si affacciò, e il Gatto gli disse “Sono il batterista di Riccardo, mi servirebbe la Vespa che devo andare a Firenze”
Un'altra sera lo pedinai fino a casa mia, e lo osservai tentare di scassinare il garage per prendere la mia Vespa. Si era proprio affezionato.
Una delle ultime volte che ne sentii parlare da vivo fu un pomeriggio in cui arrivai alla sala prove di Loiano, solitamente chiusa con serratura di sicurezza. Trovai il portone semiaperto, tenuto socchiuso da una serie di fili elettrici arrotolati alle maniglie, ed un pezzettino di portone grattugiato via in basso. Dentro non c’era nessuno, non era stato rubato nulla; solo la misteriosa presenza di una saponetta posata su uno scaffale. Chiamai Mario, che a seguito di breve indagine ricostruì l’accaduto: la sera precedente il Gatto si era fatto aprire da suo fratello Ruggero per poter suonare da solo la batteria. Un cane lupo randagio l’aveva seguito. Alcuni ragazzi del bar li avevano visti entrare, e chiusero dentro cane e Gatto legando fili elettrici stretti alle maniglie. Il cane, terrorizzato dalla batteria, raspò e addentò il legno per ore fino ad aprirsi un varco per fuggire. Il Gatto, accortosi dello scherzo dopo ore di rullate, essendo magrissimo riuscì a passare dalla fessura ottenuta facendo un po’ di forza sulle ante. Nulla sappiamo riguardo la comparsa della saponetta.
Vidi per la prima volta il Gatto di Loiano, incredibile a dirsi, a Loiano. Era il 1983 e affrontavo il mondo extracomunale con un certo timore e spaesamento in compagnia dell’amico Jeeg, che mi portava con la sua 127 al Bar Corona, locale di cui conosceva diversi clienti. Ricordo questa saletta fumosa piena di sconosciuti leggermente abbrutiti da alcool e droghe. Mi si parò davanti il Gatto, che col suo migliore sguardo penetrante mi chiese una sigaretta. Gliene diedi una, era un po’ strafugnata e ricurva perché il pacchetto in tasca si era piegato. La esaminò volgendo la curvatura verso il basso e, rivolgendomi un’occhiata truce, disse “Con questo cosa vorresti insinuare? Che ho l’oca morta?”
L’anno dopo fu supporter della band di Revega nella monumentale e celebre serata del 21 agosto: sempre preso dall’incontenibile desiderio di suonare ogni strumento disponibile in ogni occasione, ottenne di sedersi alla batteria per eseguire un sottofondo soft durante gli intermezzi cabarettistici di Paolo Bacci e del Dott. Boldrini. Altre volte si esibiva alla chitarra, con Gigi alla batteria.
Dopo un anno ancora, ero a suonare insieme a lui nei Big Fest. Peccato perché era tutt’altro che un cretino, ma la totale mancanza di studi, disciplina ed equilibrio mentale lo rendeva piuttosto imprevedibile.
Una domenica pomeriggio lo aspettavamo alle prove già da un’oretta; arrivò, e con grande flemma cominciò a spolverare la batteria. La esaminò meglio e decise di smontarla pezzo per pezzo, pelli e bulloni compresi, per lucidarla con una specie di Sidol. Noi guardavamo ed attendevamo senza una parola. La rimontò con cura, prese tra le mani il rullante, lo girò, lo rigirò, lo rigirò ancora, sfondò con un pugno la pelle a contatto con la cordiera, staccò accuratamente ogni residuo di pelle, posò il rullante sul sostegno e disse “Ecco sono pronto”. Nel silenzio agghiacciante, la prima cosa che mi venne da dire fu “Scusa, ma adesso come fai a suonare senza la pelle che fa vibrare la cordiera?” Lui: “Ma che cazzo dici? – TACK TACK – Ah… hai ragione”. Me ne andai sconvolto.
Va bè che anch’io, quella volta che prima delle prove collassai a casa di Gigi, non ero proprio affidabilissimo. Però grazie alla professionale assistenza di Gigi (sdraiato sul letto, gambe in aria, alcool sulle caviglie) tornai come nuovo. Un po’ stanchino però.
Da quella volta imparai a gestire i collassi da pesante droga leggera, me ne capitarono altri tre o quattro. Uno però non riuscii a gestirlo: di sera, uscito dall’auto per orinare, cominciai a vedere l’orizzonte dondolare e mi risvegliai a Castel Dell’Alpi, osteria lo Stragatto, su una sedia e con le gambe sul tavolo. Quando qualcuno stava male non lo portavano mica al pronto soccorso, lo portavano allo Stragatto.
Ma torniamo al Gatto: durante un’altra prova tentavamo di coverizzare In The Court Of The Crimson King, e ho detto tutto. Nel brano, al momento del solista di flauto - che avrei imitato con la tastiera – la batteria si ferma e restano solo basso e flauto. Il Gatto invece partì con un roboante solo di batteria, e alle nostre rimostranze rispose “Ragazzi, le canzoni degli altri sono come dei quadri. Stanno appesi lì, li guardi, sono belli, ma non puoi aggiungerci nulla”.
Insomma cominciò il mio primo allontanamento dai Big Fest. Volendoci tornare, dovetti suonare io la batteria. Il secondo allontanamento fu poi nel 1998, stranito dal cambio di residenza, ed il terzo che sta perdurando tuttora a causa dei figli. No, lo dico, che delle volte pensiate che io sia sereno.
A proposito di quadri, il bar di Sabbioni esponeva una permanente delle sue opere. Un giorno mi scappò di girare un suo quadro, volevo vedere il retro. C’era scritto: lire 5000 trattabili.
Famoso il suo haiku pronunciato mentre piallava le ringhiere in legno del Bar Del Corso. Qualcuno gli fece notare che stava piallando nel senso sbagliato, e lui gli rispose: “Ascolta… vendi la lavatrice e compra un phon”.
Un altro aforisma lo espresse reggendosi alle maniglie della corriera da Loiano a Monghidoro: “Un giorno qui resteranno solo le maniglie…” e, guardando l’obliteratrice “…e la buchetta delle lettere”.
Un pomeriggio andavo a Bologna con L, io e lui soli nel suo Ducato 9 posti, per incontrare un suo conoscente che ci avrebbe rifornito di qualcosa. Ci fermammo al semaforo rosso, a Loiano: il portellone laterale si aprì all’improvviso e il Gatto si fiondò dentro con naturalezza. “Dove andiamo?”
Una sera era in pizzeria Windy a fare delle canne con l’origano. Poi mi chiese in prestito 5000 lire: quando gliele diedi, estrasse un foglietto con un lungo elenco di debiti e vi aggiunse il mio. Poi si studiò un pò il foglietto, e chiese a Sabrina che era seduta vicino: “Sabrina… secondo te un uomo può valere dei soldi?” Lei rispose di no, ed il Gatto accartocciò l’elenco e lo gettò.
Un’altra volta ero al bancone del bar con R, e mi chiese 200 lire. Dopo averle ottenute, disse: “Grazie. Cosa bevete ragazzi?”
Feci l’incomprensibile ed insano gesto di prestargli la mia Vespa. Prima di partire verso Loiano mi assicurò: “Tu mi conosci, sai dove abito. Se domani a mezzogiorno la Vespa non è parcheggiata sotto casa tua, chiama pure i Carabinieri”. Il giorno dopo ovviamente non c’era, e verso le sei di pomeriggio riuscii a rintracciarlo al telefono:
- Lolli, scusa sai, ma sono rimasto a piedi, la Vespa non va.
- Come non va? L’ho presa fuori da Simoncelli l’altra settimana…
- Non va… ho anche cambiato due volte le candele, ma non va.
- Ma hai fatto miscela?
- Sì ho fatto il pieno… anzi forse è stato quello, gli ho messo solo la benzina, senza l’olio…
- Allora per favore mettici un po’ d’olio e vieni qua.
Quando arrivò si fece dare diecimila lire per le candele.
La sera in cui c’era la prima TV del film The Wall su Italia Uno alle 23, suonò il campanello verso le 20. Aprii, ed il Gatto entrò. Incurante dei miei genitori si sedette sulla poltrona abituale di mio padre, e l’unica cosa che disse fu:
- Quando comincia The Wall?
- Alle undici.
- Ah allora andiamo ad ascoltare un po’ di musica.
Non ricordo come me ne liberai.
Una notte verso le tre si attaccò al campanello di casa. All’epoca, quando dormivo, DORMIVO e non me ne accorsi. Mio padre si affacciò, e il Gatto gli disse “Sono il batterista di Riccardo, mi servirebbe la Vespa che devo andare a Firenze”
Un'altra sera lo pedinai fino a casa mia, e lo osservai tentare di scassinare il garage per prendere la mia Vespa. Si era proprio affezionato.
Una delle ultime volte che ne sentii parlare da vivo fu un pomeriggio in cui arrivai alla sala prove di Loiano, solitamente chiusa con serratura di sicurezza. Trovai il portone semiaperto, tenuto socchiuso da una serie di fili elettrici arrotolati alle maniglie, ed un pezzettino di portone grattugiato via in basso. Dentro non c’era nessuno, non era stato rubato nulla; solo la misteriosa presenza di una saponetta posata su uno scaffale. Chiamai Mario, che a seguito di breve indagine ricostruì l’accaduto: la sera precedente il Gatto si era fatto aprire da suo fratello Ruggero per poter suonare da solo la batteria. Un cane lupo randagio l’aveva seguito. Alcuni ragazzi del bar li avevano visti entrare, e chiusero dentro cane e Gatto legando fili elettrici stretti alle maniglie. Il cane, terrorizzato dalla batteria, raspò e addentò il legno per ore fino ad aprirsi un varco per fuggire. Il Gatto, accortosi dello scherzo dopo ore di rullate, essendo magrissimo riuscì a passare dalla fessura ottenuta facendo un po’ di forza sulle ante. Nulla sappiamo riguardo la comparsa della saponetta.
giovedì 23 giugno 2011
voyager
Adesso dopo io poi forse ci sono anche tante cose che non capisco. Anche di Monghidoro, pur frequentandolo dal 1968. Certo che è colpa mia, su certe cose sono rimasto un pò indietro.
A volte ci penso e ci ripenso, e qualche mese dopo rispetto agli altri ci arrivo.
Ma questa qui, sono già almeno 6/7 anni che ci penso.
Visualizzazione ingrandita della mappa
Ci passo a piedi quasi tutti i giorni, due volte al giorno, prima e dopo pranzo. Come vedete siamo di fronte ad un bivio, non astrattamente ma è proprio un bivio. O vai a sinistra, o dritto.
Qui è il punto preciso:
Già fatico a comprendere il proseguimento del marciapiede in mezzo alla strada, sebbene ribassato, cioè non c'è più il caratteristico gradino a delimitarlo. Di solito non si disegnano delle strisce pedonali?
Ma il cartello stradale di obbligo direzione, quello poggiato sui masagni gialloneri, mi fa veramente eiaculare. Prova te ad infrangere la segnaletica ed andare a destra se sei capace. Una quindicina di anni fa ci aveva provato un signore ubriaco in bici, schiantandosi contro un lampione.
A volte ci penso e ci ripenso, e qualche mese dopo rispetto agli altri ci arrivo.
Ma questa qui, sono già almeno 6/7 anni che ci penso.
Visualizzazione ingrandita della mappa
Ci passo a piedi quasi tutti i giorni, due volte al giorno, prima e dopo pranzo. Come vedete siamo di fronte ad un bivio, non astrattamente ma è proprio un bivio. O vai a sinistra, o dritto.
Qui è il punto preciso:
Già fatico a comprendere il proseguimento del marciapiede in mezzo alla strada, sebbene ribassato, cioè non c'è più il caratteristico gradino a delimitarlo. Di solito non si disegnano delle strisce pedonali?
Ma il cartello stradale di obbligo direzione, quello poggiato sui masagni gialloneri, mi fa veramente eiaculare. Prova te ad infrangere la segnaletica ed andare a destra se sei capace. Una quindicina di anni fa ci aveva provato un signore ubriaco in bici, schiantandosi contro un lampione.
San Benedetto (poveri bimbi di)
Ogni tanto lievi attacchi di panico mi ricordano che ho vissuto in posti del cazzo. E' ora di dirlo: il comune di San Benedetto Val Di Sambro è una bella merda. Sì va bè la splendida cornice, ma c'è di molto meglio a poca distanza. Io poi che praticamente sono e resto di Monghidoro ho scolpite nella mente, nel cuore e nei maroni alcune località ed alcuni scorci della natia terra. Che poi sono nato a Bologna in Viale Dante.
Per farla breve, SBVS è lontano da tutto, esente da molto, e pieno di gente felice, come diceva Demetrio.
Ho finalmente smesso di finanziare Sky: per restituire un cazzo di ricevitore satellitare che non serve più a nessuno e andrà a finire in discarica sono dovuto andare in negozio da Canova cinque volte, e ancora la pratica è sospesa perchè ha perso il codice cliente, e in rete non risulta più, e lascia pur dire.
Lo scorso inverno tornando a Qualto col giro lungo (sapete, la frana che da dicembre 2009 sta ancora lì) mi fermo alla Crai, cantando no woman no crai, per comprare quattro scatole di sale grosso da buttare sulla stradina privata per evitare che ci fracassiamo le ossa in quattro. Il cortese gestore mi chiede della frana, stupito che sia ancora lì. Ah vedo che qua nel centro del sistema siete informati e vi interessa il destino dei poveri stronzi del forese. Però, aggiunge, stanno facendo dei gran lavori, un pò di disagio ma dopo avrete una strada bella larga che andrete di lusso. Altro?
Un pò di disagio un cazzo, brutta testa di cazzo te e forza italia e le grandi opere, in un anno ho fatto 6500 km in più solo per andare a lavorare.
Ah poi bella la serata estiva con i fichi d'india, cabaret di grande richiamo, piazza stipata all'inverosimile, i vips sulle sedie in posizione più elevata, e gli altri a pestarsi e a ridere per le cazzate. Giulio poverino voleva rendersi conto del perchè di tanto successo e vederli qualche minuto, ma siamo stati travolti dal popolo e cacciati dalla signorina del management per aver osato oltrepassare una transenna. Ma vaffanculo te, i fichi d'india e i cercanti.
Va anche detto che Giulio ha frequentato due scuole materne del Comune (è stato costretto a cambiare in quanto il servizio di trasporto ha cessato il servizio, causa frana, come fosse colpa nostra), di cui posso parlare solo in termini più che positivi. Del resto non so.
Per farla breve, SBVS è lontano da tutto, esente da molto, e pieno di gente felice, come diceva Demetrio.
Ho finalmente smesso di finanziare Sky: per restituire un cazzo di ricevitore satellitare che non serve più a nessuno e andrà a finire in discarica sono dovuto andare in negozio da Canova cinque volte, e ancora la pratica è sospesa perchè ha perso il codice cliente, e in rete non risulta più, e lascia pur dire.
Lo scorso inverno tornando a Qualto col giro lungo (sapete, la frana che da dicembre 2009 sta ancora lì) mi fermo alla Crai, cantando no woman no crai, per comprare quattro scatole di sale grosso da buttare sulla stradina privata per evitare che ci fracassiamo le ossa in quattro. Il cortese gestore mi chiede della frana, stupito che sia ancora lì. Ah vedo che qua nel centro del sistema siete informati e vi interessa il destino dei poveri stronzi del forese. Però, aggiunge, stanno facendo dei gran lavori, un pò di disagio ma dopo avrete una strada bella larga che andrete di lusso. Altro?
Un pò di disagio un cazzo, brutta testa di cazzo te e forza italia e le grandi opere, in un anno ho fatto 6500 km in più solo per andare a lavorare.
Ah poi bella la serata estiva con i fichi d'india, cabaret di grande richiamo, piazza stipata all'inverosimile, i vips sulle sedie in posizione più elevata, e gli altri a pestarsi e a ridere per le cazzate. Giulio poverino voleva rendersi conto del perchè di tanto successo e vederli qualche minuto, ma siamo stati travolti dal popolo e cacciati dalla signorina del management per aver osato oltrepassare una transenna. Ma vaffanculo te, i fichi d'india e i cercanti.
Va anche detto che Giulio ha frequentato due scuole materne del Comune (è stato costretto a cambiare in quanto il servizio di trasporto ha cessato il servizio, causa frana, come fosse colpa nostra), di cui posso parlare solo in termini più che positivi. Del resto non so.
martedì 21 giugno 2011
Il tempo passa, i passatempi
Chi ha voglia di litigare su FB, per non parlare poi dei giochini del cazzo e le domande su di me, non ha la cucina devastata da un vecchio mobile pieno di tarli che ho dovuto svuotare al volo e sostituire con uno di ikea da montare, in mezzo ai cinni che sbriciolano il polistirolo dell'imballo per tutta la casa, già occupata dal contenuto del vecchio mobile e disseminata di giochi pennarelli didò fogli A/4 con disegnate le faccine pop di Francesco, che poi vi farò vedere, e ai gatti di mia suocera che scagagliano in giro. A ognuno i passatempi che si merita.
Perchè eliminare un mobile pieno di tarli? Beh con una casa prefabbricata in legno, c'è di meglio.
Perchè eliminare un mobile pieno di tarli? Beh con una casa prefabbricata in legno, c'è di meglio.
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