martedì 28 giugno 2011

Delicatessen

Se uccido qualcuno dopo mangiato ho un pò di sonnolenza.
Se uccido qualcuno dopo che ha mangiato è molto meglio, piuttosto che se fosse a digiuno. Lui/lei si trova senz'altro meglio.
Però quando lo squarto mi squizzano fuori un sacco di schifezze. Se poi ha mangiato al cinese a buffet per 9,90 allora soccmell.

venerdì 24 giugno 2011

Il Gatto

IL GATTO

Vidi per la prima volta il Gatto di Loiano, incredibile a dirsi, a Loiano. Era il 1983 e affrontavo il mondo extracomunale con un certo timore e spaesamento in compagnia dell’amico Jeeg, che mi portava con la sua 127 al Bar Corona, locale di cui conosceva diversi clienti. Ricordo questa saletta fumosa piena di sconosciuti leggermente abbrutiti da alcool e droghe. Mi si parò davanti il Gatto, che col suo migliore sguardo penetrante mi chiese una sigaretta. Gliene diedi una, era un po’ strafugnata e ricurva perché il pacchetto in tasca si era piegato. La esaminò volgendo la curvatura verso il basso e, rivolgendomi un’occhiata truce, disse “Con questo cosa vorresti insinuare? Che ho l’oca morta?”

L’anno dopo fu supporter della band di Revega nella monumentale e celebre serata del 21 agosto: sempre preso dall’incontenibile desiderio di suonare ogni strumento disponibile in ogni occasione, ottenne di sedersi alla batteria per eseguire un sottofondo soft durante gli intermezzi cabarettistici di Paolo Bacci e del Dott. Boldrini. Altre volte si esibiva alla chitarra, con Gigi alla batteria.
Dopo un anno ancora, ero a suonare insieme a lui nei Big Fest. Peccato perché era tutt’altro che un cretino, ma la totale mancanza di studi, disciplina ed equilibrio mentale lo rendeva piuttosto imprevedibile.
Una domenica pomeriggio lo aspettavamo alle prove già da un’oretta; arrivò, e con grande flemma cominciò a spolverare la batteria. La esaminò meglio e decise di smontarla pezzo per pezzo, pelli e bulloni compresi, per lucidarla con una specie di Sidol. Noi guardavamo ed attendevamo senza una parola. La rimontò con cura, prese tra le mani il rullante, lo girò, lo rigirò, lo rigirò ancora, sfondò con un pugno la pelle a contatto con la cordiera, staccò accuratamente ogni residuo di pelle, posò il rullante sul sostegno e disse “Ecco sono pronto”. Nel silenzio agghiacciante, la prima cosa che mi venne da dire fu “Scusa, ma adesso come fai a suonare senza la pelle che fa vibrare la cordiera?” Lui: “Ma che cazzo dici? – TACK TACK – Ah… hai ragione”. Me ne andai sconvolto.

Va bè che anch’io, quella volta che prima delle prove collassai a casa di Gigi, non ero proprio affidabilissimo. Però grazie alla professionale assistenza di Gigi (sdraiato sul letto, gambe in aria, alcool sulle caviglie) tornai come nuovo. Un po’ stanchino però.
Da quella volta imparai a gestire i collassi da pesante droga leggera, me ne capitarono altri tre o quattro. Uno però non riuscii a gestirlo: di sera, uscito dall’auto per orinare, cominciai a vedere l’orizzonte dondolare e mi risvegliai a Castel Dell’Alpi, osteria lo Stragatto, su una sedia e con le gambe sul tavolo. Quando qualcuno stava male non lo portavano mica al pronto soccorso, lo portavano allo Stragatto.

Ma torniamo al Gatto: durante un’altra prova tentavamo di coverizzare In The Court Of The Crimson King, e ho detto tutto. Nel brano, al momento del solista di flauto - che avrei imitato con la tastiera – la batteria si ferma e restano solo basso e flauto. Il Gatto invece partì con un roboante solo di batteria, e alle nostre rimostranze rispose “Ragazzi, le canzoni degli altri sono come dei quadri. Stanno appesi lì, li guardi, sono belli, ma non puoi aggiungerci nulla”.
Insomma cominciò il mio primo allontanamento dai Big Fest. Volendoci tornare, dovetti suonare io la batteria. Il secondo allontanamento fu poi nel 1998, stranito dal cambio di residenza, ed il terzo che sta perdurando tuttora a causa dei figli. No, lo dico, che delle volte pensiate che io sia sereno.

A proposito di quadri, il bar di Sabbioni esponeva una permanente delle sue opere. Un giorno mi scappò di girare un suo quadro, volevo vedere il retro. C’era scritto: lire 5000 trattabili.
Famoso il suo haiku pronunciato mentre piallava le ringhiere in legno del Bar Del Corso. Qualcuno gli fece notare che stava piallando nel senso sbagliato, e lui gli rispose: “Ascolta… vendi la lavatrice e compra un phon”.
Un altro aforisma lo espresse reggendosi alle maniglie della corriera da Loiano a Monghidoro: “Un giorno qui resteranno solo le maniglie…” e, guardando l’obliteratrice “…e la buchetta delle lettere”.
Un pomeriggio andavo a Bologna con L, io e lui soli nel suo Ducato 9 posti, per incontrare un suo conoscente che ci avrebbe rifornito di qualcosa. Ci fermammo al semaforo rosso, a Loiano: il portellone laterale si aprì all’improvviso e il Gatto si fiondò dentro con naturalezza. “Dove andiamo?”
Una sera era in pizzeria Windy a fare delle canne con l’origano. Poi mi chiese in prestito 5000 lire: quando gliele diedi, estrasse un foglietto con un lungo elenco di debiti e vi aggiunse il mio. Poi si studiò un pò il foglietto, e chiese a Sabrina che era seduta vicino: “Sabrina… secondo te un uomo può valere dei soldi?” Lei rispose di no, ed il Gatto accartocciò l’elenco e lo gettò.
Un’altra volta ero al bancone del bar con R, e mi chiese 200 lire. Dopo averle ottenute, disse: “Grazie. Cosa bevete ragazzi?”

Feci l’incomprensibile ed insano gesto di prestargli la mia Vespa. Prima di partire verso Loiano mi assicurò: “Tu mi conosci, sai dove abito. Se domani a mezzogiorno la Vespa non è parcheggiata sotto casa tua, chiama pure i Carabinieri”. Il giorno dopo ovviamente non c’era, e verso le sei di pomeriggio riuscii a rintracciarlo al telefono:
- Lolli, scusa sai, ma sono rimasto a piedi, la Vespa non va.
- Come non va? L’ho presa fuori da Simoncelli l’altra settimana…
- Non va… ho anche cambiato due volte le candele, ma non va.
- Ma hai fatto miscela?
- Sì ho fatto il pieno… anzi forse è stato quello, gli ho messo solo la benzina, senza l’olio…
- Allora per favore mettici un po’ d’olio e vieni qua.
Quando arrivò si fece dare diecimila lire per le candele.
La sera in cui c’era la prima TV del film The Wall su Italia Uno alle 23, suonò il campanello verso le 20. Aprii, ed il Gatto entrò. Incurante dei miei genitori si sedette sulla poltrona abituale di mio padre, e l’unica cosa che disse fu:
- Quando comincia The Wall?
- Alle undici.
- Ah allora andiamo ad ascoltare un po’ di musica.
Non ricordo come me ne liberai.

Una notte verso le tre si attaccò al campanello di casa. All’epoca, quando dormivo, DORMIVO e non me ne accorsi. Mio padre si affacciò, e il Gatto gli disse “Sono il batterista di Riccardo, mi servirebbe la Vespa che devo andare a Firenze”
Un'altra sera lo pedinai fino a casa mia, e lo osservai tentare di scassinare il garage per prendere la mia Vespa. Si era proprio affezionato.

Una delle ultime volte che ne sentii parlare da vivo fu un pomeriggio in cui arrivai alla sala prove di Loiano, solitamente chiusa con serratura di sicurezza. Trovai il portone semiaperto, tenuto socchiuso da una serie di fili elettrici arrotolati alle maniglie, ed un pezzettino di portone grattugiato via in basso. Dentro non c’era nessuno, non era stato rubato nulla; solo la misteriosa presenza di una saponetta posata su uno scaffale. Chiamai Mario, che a seguito di breve indagine ricostruì l’accaduto: la sera precedente il Gatto si era fatto aprire da suo fratello Ruggero per poter suonare da solo la batteria. Un cane lupo randagio l’aveva seguito. Alcuni ragazzi del bar li avevano visti entrare, e chiusero dentro cane e Gatto legando fili elettrici stretti alle maniglie. Il cane, terrorizzato dalla batteria, raspò e addentò il legno per ore fino ad aprirsi un varco per fuggire. Il Gatto, accortosi dello scherzo dopo ore di rullate, essendo magrissimo riuscì a passare dalla fessura ottenuta facendo un po’ di forza sulle ante. Nulla sappiamo riguardo la comparsa della saponetta.

giovedì 23 giugno 2011

voyager

Adesso dopo io poi forse ci sono anche tante cose che non capisco. Anche di Monghidoro, pur frequentandolo dal 1968. Certo che è colpa mia, su certe cose sono rimasto un pò indietro.
A volte ci penso e ci ripenso, e qualche mese dopo rispetto agli altri ci arrivo.
Ma questa qui, sono già almeno 6/7 anni che ci penso.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Ci passo a piedi quasi tutti i giorni, due volte al giorno, prima e dopo pranzo. Come vedete siamo di fronte ad un bivio, non astrattamente ma è proprio un bivio. O vai a sinistra, o dritto.
Qui è il punto preciso:


Già fatico a comprendere il proseguimento del marciapiede in mezzo alla strada, sebbene ribassato, cioè non c'è più il caratteristico gradino a delimitarlo. Di solito non si disegnano delle strisce pedonali?
Ma il cartello stradale di obbligo direzione, quello poggiato sui masagni gialloneri, mi fa veramente eiaculare. Prova te ad infrangere la segnaletica ed andare a destra se sei capace. Una quindicina di anni fa ci aveva provato un signore ubriaco in bici, schiantandosi contro un lampione.

San Benedetto (poveri bimbi di)

Ogni tanto lievi attacchi di panico mi ricordano che ho vissuto in posti del cazzo. E' ora di dirlo: il comune di San Benedetto Val Di Sambro è una bella merda. Sì va bè la splendida cornice, ma c'è di molto meglio a poca distanza. Io poi che praticamente sono e resto di Monghidoro ho scolpite nella mente, nel cuore e nei maroni alcune località ed alcuni scorci della natia terra. Che poi sono nato a Bologna in Viale Dante.
Per farla breve, SBVS è lontano da tutto, esente da molto, e pieno di gente felice, come diceva Demetrio.

Ho finalmente smesso di finanziare Sky: per restituire un cazzo di ricevitore satellitare che non serve più a nessuno e andrà a finire in discarica sono dovuto andare in negozio da Canova cinque volte, e ancora la pratica è sospesa perchè ha perso il codice cliente, e in rete non risulta più, e lascia pur dire.

Lo scorso inverno tornando a Qualto col giro lungo (sapete, la frana che da dicembre 2009 sta ancora lì) mi fermo alla Crai, cantando no woman no crai, per comprare quattro scatole di sale grosso da buttare sulla stradina privata per evitare che ci fracassiamo le ossa in quattro. Il cortese gestore mi chiede della frana, stupito che sia ancora lì. Ah vedo che qua nel centro del sistema siete informati e vi interessa il destino dei poveri stronzi del forese. Però, aggiunge, stanno facendo dei gran lavori, un pò di disagio ma dopo avrete una strada bella larga che andrete di lusso. Altro?
Un pò di disagio un cazzo, brutta testa di cazzo te e forza italia e le grandi opere, in un anno ho fatto 6500 km in più solo per andare a lavorare.

Ah poi bella la serata estiva con i fichi d'india, cabaret di grande richiamo, piazza stipata all'inverosimile, i vips sulle sedie in posizione più elevata, e gli altri a pestarsi e a ridere per le cazzate. Giulio poverino voleva rendersi conto del perchè di tanto successo e vederli qualche minuto, ma siamo stati travolti dal popolo e cacciati dalla signorina del management per aver osato oltrepassare una transenna. Ma vaffanculo te, i fichi d'india e i cercanti.

Va anche detto che Giulio ha frequentato due scuole materne del Comune (è stato costretto a cambiare in quanto il servizio di trasporto ha cessato il servizio, causa frana, come fosse colpa nostra), di cui posso parlare solo in termini più che positivi. Del resto non so.

martedì 21 giugno 2011

Il tempo passa, i passatempi

Chi ha voglia di litigare su FB, per non parlare poi dei giochini del cazzo e le domande su di me, non ha la cucina devastata da un vecchio mobile pieno di tarli che ho dovuto svuotare al volo e sostituire con uno di ikea da montare, in mezzo ai cinni che sbriciolano il polistirolo dell'imballo per tutta la casa, già occupata dal contenuto del vecchio mobile e disseminata di giochi pennarelli didò fogli A/4 con disegnate le faccine pop di Francesco, che poi vi farò vedere, e ai gatti di mia suocera che scagagliano in giro. A ognuno i passatempi che si merita.
Perchè eliminare un mobile pieno di tarli? Beh con una casa prefabbricata in legno, c'è di meglio.

Grosso guaio a Chinatown

Le registrazioni della mia trasmissione Studio Tan sono terminate martedì scorso. Oggi, con la scusa di voler partecipare a Non è un paese per umarells 3.0 (non c'è più posto per me, troppa gente in studio) sono tornato a quel ristorante pseudo cinese in via Ferrarese; l'altra volta avevo detto che non ci sarei tornato.
E' stata confermata l'esperienza onirica. Non so di preciso, ma è come un sogno in cui posso prendere tutto quello che voglio, virus compresi, per € 9,90. Stavolta ho avuto proprio la nettissima sensazione del sogno.
Già fuori, in via Ferrarese, trovo subito il parcheggio, e sono tutti cinesi. Dentro, tantissimi cinesi e molti italiani porci che mangiano a quattro palmenti, come me, servendosi con le stesse forchettone che poi appoggiano sul cibo, tenuto bene al caldino in modo che i batteri si sentano maggiormente a loro agio.
Dentro i grandi vassoi metallizzati c'è tutto. Noodles di vari colori e con varie verdure, gamberi, pollo al curry, manzo e peperoni, bambù e peperoni, roba strana e peperoni, tofu che gonfia all'istante, radicchio cotto, rigatoni, lasagne, strane pizze al prosciutto finto, frittura di calamari, una roba rosso scura con poca ciccia e molto osso che ha un sapore mai sentito, probabilmente è gatto. Salse a parte, tutti tocciano il cucchiaino. Poi le cozze cotte, pericolosissime e le più ambite. Cozze crude, spiedini di gamberi crudi ed altre cruditè vanno portati al tizio che li cuoce lì per lì. Un altro tizio è addetto al servizio dei ravioli al vapore. La volta scorsa, una zuppa inglese indecente sembrava pongo. Oggi invece un créme caramel dentro la tazzina da caffè mi ha spinto a mangiarne due. Poi cocomero e gelati.
Anche il rullo trasportatore col sushi è abbastanza frequentato, ma la varietà è un pò monotona.
Non ho mai fatto sogni del genere, al massimo ho sognato di essere da Nannucci a riempirmi le braccia di vinile come facevo 25 anni fa, ma giuro che la sensazione era di stare sognando. Perchè poi? Come penso si sia capito, la smanazzeria collettiva nelle stesse posate - e non solo - mi faceva parecchio schifo, ed infatti mi sono limitato, avrei potuto mangiare il triplo.
Va bè ci tornerò, poi vi farò sapere quando passerò dal letto al cesso con 38 di febbre, e il water mi sembrerà freddo come l'Antartide.
Cos'ò?

sabato 11 giugno 2011

Cos'ò?

Le cene abbondanti hanno i loro effetti.

Stanotte ho sognato che aspettavo fosse pronto il pranzo, nella mia cucina. In soggiorno c'erano Franco e Ciccio. Giulio mi ha chiesto "Ma chi sono quelli?" Ho risposto "Due attori, sono molto bravi, ma sono morti". Nel frattempo ero seduto in braccio a Michelle Hunziker, che però non mi considerava molto. Ha espresso un giudizio positivo sul fatto che tenessi la tv spenta. Io pensavo "Stasera le chiedo l'amicizia su facebook". Quando ha cominciato a farmi un massaggio alle dita dei piedi, mi sono svegliato.

Più tardi sono passato alla piazza di Monghidoro, dove dei ceffi lanciavano in aria bicchierate di urina. Uno mi ha centrato in pieno, ed io incazzato nero ho cominciato ad inseguirlo. L'ho catturato, ma era Dino Dini e gli ho detto "Non ti massacro proprio perchè sei tu". Un suo amico: "Ma cosa vuoi che siano due gocce di piscia" Io ho cominciato a snocciolare un elenco dei miei problemi, aggiungendo che dopo tutto questo ci mancava anche la piscia addosso.
Giunto arrancando nel vecchio ufficio di mio padre in Piazzetta S. Leonardo, per potermi lavare, trovo i pavimenti sconnessi e le tubature che gettano acqua in giro. Un water enorme è stracolmo d'acqua, e le pareti interne ricoperte di merda, tipo qualcuno che non l'aveva pulito ma all'ennesima potenza. Sarà stato il muratore.
Arriva Giulio e si mette a lavarsi le mani dentro a questo water. Io comincio a piangere urlando finchè non mi sveglio.
Cos'ò?